L’ipotesi di riforma fiscale presentata dal neopresidente del Consiglio, Mario Draghi, durante il suo discorso di presentazione al Senato, suscita molta attesa e interesse e vale la pena di parlarne anche qui, pur se non riguarda specificamente la sanità e la farmacia.

L’ipotesi di riforma fiscale avanzata dal presidente del consiglio Mario Draghi interessa da vicino anche le farmacie. L’intenzione è di ridurre il carico fiscale preservando la progressività.

Una riforma fiscale interessa tutti e senza dubbio anche la farmacia, che, per le sue caratteristiche d’impresa, è attività che non si presta all’evasione fiscale e risulta, quindi, molto attenta e sensibile alle aliquote Irpef.

Quanto il presidente Draghi ha dichiarato al Senato non lascia dubbi: niente flat tax o misure spot, perché “non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Ci vuole un intervento complessivo”. Si tratta, quindi, di una vera e propria riforma fiscale, e non di semplici rappezzi, quella che rientra nei programmi del nuovo Governo. Ma su quali basi? “Va studiata una revisione profonda dell’Irpef -ha detto il neopresidente- con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività”.

Innanzitutto, si dovrà attenuare lo scalone tra la prima e la seconda aliquota, che passa dal 27% al 38% del prelievo al superamento dei 28mila euro e fino ai 55mila euro di reddito, garantendo così maggiore sollievo al ceto medio, oggi assai penalizzato.

Obiettivo equità: una commissione di esperti per elaborare un progetto

E poi si dovrà far pulizia in quelle 600 voci circa relative a sgravi, deduzioni, detrazioni, che creano iniquità e ingiusta distorsione dei rapporti con il Fisco. Ma sarà impresa non facile, perché le tasse toccano un nervo scoperto, in quanto coinvolgono molti interessi e situazioni che il tempo ha consolidato (l’ultima vera riforma fiscale italiana risale al 1971, con il ministro Bruno Visentini).

L’intenzione, per arrivare a una equa riforma fiscale, è di affidarsi a una commissione di esperti, che elabori un progetto da sottoporre poi al Parlamento. Si fa allora l’esempio del modello adottato dalla Danimarca nel 2008, che ha dato buoni risultati. Incominciano già a girare nomi di autorevoli esperti per questa commissione, ma sapere che alle spalle c’è Mario Draghi è già una sicurezza che tranquillizza. Speriamo bene.

(Foto: Copyright by World Economic Forum. Swiss-image.ch/Photo Remy Steinegger)