Il costo del Coronavirus per i governi è stato molto pesante, in termini strettamente economici, e, anche se  l’emergenza non è ancora terminata, c’è già chi incomincia a far di conto per calcolare il peso delle misure adottate dai governi europei per far fronte alla pandemia e aiutare l’economia sofferente.

Si stima che fino a questo momento il costo del Coromavirus per i governi europei sia stato di 2.436 miliardi di euro, il 14% del Prodotto interno lordo. Con l’aggiunta delle moratorie si arriva a 3.274.

Secondo il Comitato europeo per il rischio sistemico (Esrb), le misure fiscali adottate dai governi hanno raggiunto finora i 2.436 miliardi di euro, pari al 14% del Pil complessivo. Soldi spesi tra prestiti e garanzie pubbliche, sostegni e sussidi alle aziende, moratorie e assicurazioni al credito, tassazione bloccata, agevolata o differita.

Una cifra consistente, cui vanno peraltro aggiunti altri 840 miliardi circa per le moratorie, che hanno permesso di stabilizzare il mercato del credito, evitando così crisi di liquidità e consentendo alle banche di continuare a sostenere il sistema finanziario.

In totale, quindi, siamo già arrivati a 3.274 miliardi di euro e ancora non è finita, perché i governi devono ancora monitorare l’andamento della crisi pandemica, sostenere ulteriormente i settori più colpiti, prepararsi all’aumento delle insolvenze e delle conseguenti sofferenze bancarie.

Tra i Paesi più colpiti risulta proprio l’Italia, peraltro accompagnata da Portogallo, Spagna e Francia, ma tutte le nazioni ne sono state interessate, come testimoniano le oltre 600 misure fiscali anti-Covid messe in campo dai 31 Paesi del Comitato europeo per il rischio sistemico.

Negli Stati Uniti, il costo del Coronavirus ha assorbito il 16,7% del Pil. Soltanto la Nuova Zelanda ha speso, proporzionalmente, di più, arrivando al 19,7%.

Va anche detto che, per quanto siano ingenti le risorse messe in atto dai Paesi europei, siamo ben lontani dall’impegno Usa contro la pandemia. L’intervento degli Stati Uniti, infatti, è stato pari al 16,7% del prodotto interno lordo, molto di più della media investita dai Paesi europei (e inferiore soltanto al 19,7% della Nuova Zelanda).

In Europa la Germania è lo Stato che ha investito di più, l’11% del Pil; l’Italia decisamente meno, il 6,8%.

Lo Stato che ha investito di più in Europa è la Germania, che però si è fermata a un 11% del Pil, seguita dalla Francia, con un 7,7% dal Belgio con il 7,2%, mentre l’Italia si ferma a un 6,8%. Si capisce allora come ci sia veramente bisogno dei finanziamenti promessi dal Recovery Fund (su un tema correlato potete leggere qui).

La crisi finanziaria, che accompagna di pari passo la crisi sanitaria, viene ora costantemente monitorata, perché i governi abbisognano di informazioni certe e puntuali, sia per capire l’entità degli interventi necessari, sia per misurarne l’efficacia e poi agire di conseguenza. Bisogna fare questi calcoli con oculatezza, perché gli interventi a sostegno determinano pur sempre un accumulo di debito (in Italia purtroppo già elevato), aumentando di conseguenza il rischio di insolvenze e imponendo poi ulteriori e non meno pericolosi interventi fiscali.