Il consumo di psicofarmaci e antibiotici ha ricevuto un deciso impulso dall’irruzione del Coronavirus. È uno dei risultati del cambiamento delle nostre abitudini quotidiane imposto dalla pandemia, che ha provocato un utilizzo anomalo di alcune categorie di farmaci, soprattutto, appunto, ansiolitici e antibiotici.

La pandemia ha incentivato il consumo di alcuni farmaci, in particolare psicofarmaci e antibiotici.

Il lockdown, il distanziamento sociale, lo smart working e, soprattutto, il blocco dei rapporti sociali hanno causato un aumento degli stati d’ansia e dei disturbi depressivi, con pesanti conseguenze sul ritmo del sonno, in generale, e con il peggioramento, in particolare, dei preesistenti disturbi psichici. Da qui un improvviso aumento nel consumo di psicofarmaci, soprattutto benzodiazepine, che registrano un boom di vendite.

I rischi di un uso prolungato di psicofarmaci

Peraltro, questo incremento si sta verificando nonostante la caduta del numero delle prescrizioni, anche come conseguenza dei tanti ambulatori medici chiusi, e questo dimostra che il cittadino ha preso l’abitudine sia di conservare questi farmaci nell’armadietto di casa, sia di gestirli con modalità di autocura, pratica assai pericolosa perché favorisce l’abuso. E un uso prolungato di psicofarmaci può determinare fenomeni di tolleranza, tali da favorire poi la rapida ricomparsa dei disturbi e la conseguente necessità di ricorrere nuovamente al farmaco.

In Italia una crescita anomala dell’uso di antibiotici

I dati di mercato dimostrano che l’aumento di psicofarmaci non è il solo, perché durante l’emergenza Covid-19 si è registrato un abuso anche di antibiotici. Si tratta peraltro di una cattiva abitudine ben consolidata in Italia, come ci dimostrano gli annuali rapporti dell’OsMed, l’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali.

Dai dati dell’Aifa, infatti, risulta che nel 2019 circa 4 italiani su 10 hanno ottenuto una prescrizione di antibiotici e la percentuale addirittura aumenta nei bambini sotto i 5 anni. Dati che ora il Covid-19 ha pure incrementato. Il risultato è che l’Italia registra la maggior prevalenza in Europa di patogeni resistenti, con gravi conseguenze.

È soprattutto nelle Regioni del Sud Italia che si verificano i maggiori consumi di antibiotici, tant’è vero che l’associazione amoxicillina/acido clavulanico risulta sul podio dei principali consumi farmaceutici. Diventa allora concreto il rischio di dover combattere ceppi batterici resistenti, che gli specialisti considerano essere la minaccia sanitaria dei prossimi anni.

Il ruolo del farmacista per una corretta informazione sanitaria

Questo è un ambito in cui può efficacemente intervenire il farmacista, in primis rifiutando sempre di consegnare psicofarmaci e antibiotici in assenza di ricetta medica, e poi facendo adeguata informazione sanitaria. Non sempre l’antibiotico serve, così come ansia, paura, irritabilità possono essere ben affrontate con altri rimedi, senza dover necessariamente ricorrere alle benzodiazepine.