Le vaccinazioni anti-Covid di massa sono state poste dal neopresidente del Consiglio Mario Draghi, fin dall’inizio del suo mandato, come “assoluta priorità”. Obiettivo confermato come primario anche dal nuovo commissario straordinario, il generale Francesco Paolo Figliuolo, fortemente impegnato a superare gli squilibri finora registrati.

Le vaccinazioni anti-Covid di massa sono obiettivo prioritario per il Governo Draghi e per il commissario straordinario Figliuolo: per raggiungerlo saranno mobilitati uomini e mezzi e impiegate tutte le risorse disponibili, compresi esercito e Protezione civile.

La precedente gestione commissariale Arcuri e le disparità territoriali determinate dalle difformità programmatiche delle varie Regioni hanno frenato le immunizzazioni, tant’è vero che ai primi di marzo risultavano in giacenza il 50% delle dosi del vaccino Moderna e addirittura il 73% di quelle di AstraZeneca.

L’impegno del nuovo commissario è dunque superare queste difficoltà, spostando uomini e mezzi da una regione all’altra e impiegando tutte le risorse disponibili, compresi esercito e Protezione civile. Obiettivo è garantire un’efficiente pianificazione e una precisa valutazione degli ambiti su cui intervenire, anche in vista del prossimo incremento delle dosi disponibili.

Si è così previsto di creare una “task force”, che colmi ritardi o mancanze strutturali, e che provveda a ritoccare i criteri di distribuzione adottati in modo difforme dalle varie Regioni, in modo anche da evitare che certe categorie, meno esposte di altre al rischio di ammalarsi, siano immunizzate per prime.

Tre gli impegni che il generale Figliuolo dovrà riealizzare in fretta: trasportare le dosi di vaccino velocemente, aumentare il numero dei vaccinatori, predisporre una logistica adeguata a una campagna vaccinale di massa.

La recente decisione del ministro della Salute Roberto Speranza di effettuare una sola inoculazione a chi è stato già colpito dal Covid permetterà di risparmiare 3 milioni di dosi.

L’arruolamento di medici e infermieri

Bisogna poi supplire al flop del bando Arcuri, che cercava 12mila infermieri e 3mila medici, e che si è concluso con soli 1.750 contratti sottoscritti, di cui 540 infermieri. Colpa anche delle Regioni, che solamente per una metà hanno siglato accordi con le sigle dei mmg (rimborso minimo per ogni iniezione a studio pari a 6,12 euro). “Da mesi ci siamo detti disponibili -ha dichiarato Claudio Cricelli, presidente Simg a “Il Sole 24 Ore”- ma non c’è un arruolamento vero della categoria e la verità è che ogni Regione, ma anche ogni Asl, va da sé”.

Il vaccino di AstraZeneca e quello di Janssen (che dovrebbe essere approvato dall’Ema l’11 marzo) sono peraltro adatti ai medici di famiglia e alle farmacie, perché si conservano normalmente in frigo, e addirittura il secondo non richiede neppure la dose di richiamo. Il problema, quindi, dovrebbe tra un po’ essere meno legato alla disponibilità delle dosi, quanto piuttosto alla logistica e in questo allora diventa importante l’esperienza del generale Figliuolo.

Si prevede, per esempio, di allestire centri vaccinali nei parcheggi degli ospedali, nei centri commerciali e nelle piazze (a Milano, per esempio, si sta utilizzando anche il Museo della Scienza e della Tecnica). Previsto anche l’allestimento di unità mobili, con piccole squadre di medici e infermieri che si recano nei Comuni più piccoli, o nelle fabbriche e nei posti di lavoro.

Il contributo dei farmacisti alla campagna vaccinale

Si ritorna anche a parlare del ruolo che, nella campagna di vaccinazioni anti-Covid, potrebbero avere i farmacisti, che fin dal primo momento si sono dichiarati disponibili a collaborare (vedi, in proposito, qui). L’importante è fare bene e presto, perché le nuove varianti del virus stanno sempre più preoccupando e questi continui cambi di colore -giallo, arancione e rosso- stanno sempre più provocando irritazioni e psicosi tra la popolazione.