Sul fatturato della farmacia l’effetto Covid si è fatto sentire pesantemente, decretando la fortuna di alcuni prodotti e condannando altri alla crisi. Ovvio, per esempio, che igienizzanti e mascherine vivessero un vero e proprio boom, così come era prevista una frenata per antibiotici e prodotti contro tosse e raffreddore, a causa della mancata epidemia influenzale.

I dati di Iqvia mostrano come l’effetto Covid ha influenzato il mercato e il fatturato della farmacia nel 2020: una contrazione dell’1,7% rispetto al 2019, con un calo del farmaco da prescrizione e una situazione stabile per i prodotti in libera vendita.

Ma analizziamo qualche dato specifico sull’andamento del mercato farmacia, così come indicato da Iqvia. Nel 2020 dalla farmacia sono usciti prodotti per 24 miliardi di euro, con una contrazione dell’1,7% rispetto al 2019. A essere penalizzato risulta soprattutto il farmaco di prescrizione, che copre il 57,8% del giro d’affari della farmacia (13,7 miliardi di euro): a valori ha perso il 3% e a volumi il 3,9%. Il mercato di libera vendita in farmacia, invece, è rimasto stazionario a valori (10,3 miliardi di euro), mentre è aumentato a volumi dell’1,8%.

Mascherine, igienizzanti, termometri e guanti: il boom innescato dal virus

Il comparto commerciale, in particolare, ha registrato incrementi sorprendenti in alcuni settori, in sintonia con l’emergenza Coronavirus: i guanti sono aumentati del 105%, i termometri dell’80%, i disinfettanti per le mani del 1.125% e le mascherine hanno centuplicato i valori (164 milioni di euro).

In crescita gli integratori, in discesa antibiotici e prodotti anti-tosse e raffreddore

Gli integratori hanno registrato un +5,7%, con i prodotti a base di vitamina C che sono cresciuti del 155% e con gli immunostimolanti che sono lievitati dell’80%. La modesta diffusione dei virus influenzali -questi sì bloccati da mascherine e distanziamento- ha, invece, determinato una caduta nel fatturato degli antibiotici (-24%), dei prodotti per la tosse (-28%) e degli Otc anti-raffreddore (-10,5%).

Forte incremento per calmanti e antidepressivi

Se è andata male per il paracetamolo, è invece andata bene -sempre rimanendo tra i farmaci di automedicazione- per calmanti e antidepressivi, che hanno registrato un incremento del 18,3%, a causa dei problemi che il Covid ha determinato nella qualità del sonno, nell’ansia e depressione.

Se la caduta delle vendite nel comparto cosmetico era prevedibile per creme e cura della persona (-3,4%) o per smalti unghie (-21%), meno prevedibile era però il calo dei farmaci per la disfunzione erettile (-16%): evidentemente, l’essere chiusi in casa per il distanziamento sociale non ha stimolato le prestazioni coniugali.

Il difficile inizio del 2021

Se il 2020 non si è chiuso bene per la farmacia, registrando una brusca frenata rispetto al costante trend positivo degli ultimi 5 anni, preoccupa ancor più ora l’andamento del fatturato della farmacia in questi due primi mesi del 2021, che vedono un crollo del 6,5% nelle vendite a valori e del 7,1% in quantità.

I dati Iqvia riportati da Pharmacy Scanner, infatti, creano non poche preoccupazioni a molti titolari: l’area commerciale perde a valori quasi il 9%, e se mascherine e igienizzanti mani registrano un incremento del 2.128% e gli immunostimolanti un +54% rispetto ai primi due mesi dell’anno precedente, quando il Coronavirus non era ancora un pericolo, meno bene va per il paniere prodotti Covid (-29%), per i prodotti di stagione, probiotici (-26%), per il paniere cura persona (-5%) e per molti altri comparti, soprattutto poi nel settore “etico”.

La riduzione dei consumi farmaceutici ospedalieri

Per inciso, analizziamo anche la caduta dei consumi farmaceutici ospedalieri, legati al mancato accesso alle normali cure per paura d’incorrere nel Covid-19. Nei 2020, infatti, la spesa qui si è fermata a 10,2 miliardi di euro, con una contrazione del 5,7% rispetto al 2019. In particolare, si è registrata una diminuzione nel consumo dei farmaci contro le maculopatie (-42%), degli antimicrobici (-13%) e dei corticosteroidi (-14%), a fronte di un aumento delle eparine (+3% in ospedale e +18% in Dpc). Diminuiti anche i consumi ospedalieri dei farmaci anti epatite C (Hcv), ma qui il merito va riconosciuto al vaccino, mentre è aumentato l’impiego dei biosimilari in immunologia al posto dei farmaci originator, soprattutto in questo caso per motivi di risparmio.