Le patologie trascurate per paura dei contagi rappresentano l’onda lunga della pandemia Coronavirus, i cui effetti incominciano a farsi sentire. Nel senso che s’iniziano a calcolare le conseguenze dei mancati controlli, dovuti ai pazienti restii a recarsi negli ambulatori, o al pronto soccorso, o all’ospedale, con comportamenti che tutelano sì dal virus, ma comportano però ritardi nelle diagnosi e nelle cure.

Un effetto collaterale della pandemia da Covid-19 sono le patologie trascurate: problemi di salute, spesso seri, non diagnosticati o non tenuti sotto controllo per mancate visite o esami non fatti a causa della paura del contagio.

Uno studio realizzato da Iqvia in collaborazione con Farmindustria -e riportato da Luigi Dell’Olio sul supplemento Affari&Finanza di “La Repubblica”– offre i primi dati di questa nuova emergenza sanitaria. Nei primi dieci mesi del 2020 è avvenuto, rispetto all’anno precedente, un evidente calo nell’assistenza relativa, per esempio, alle patologie respiratorie e cardiometaboliche: -12% di nuove diagnosi, -10% di nuovi trattamenti e -30% di visite specialistiche.

Meno diagnosi per patologie respiratorie e cardiache

Più in particolare, i dati sulle patologie respiratorie segnano un -20% di nuove diagnosi sia della Bpco sia dell’asma, mentre le nuove diagnosi di fibrillazione atriale sono diminuite del 13%, e quelle relative allo scompenso cardiaco del 10%, sempre rispetto all’anno precedente.

Ritardi nelle terapie oncologiche

Interessanti anche i dati relativi alle patologie oncologiche: durante il primo lockdown del 2020 sarebbero state ben 18mila circa le diagnosi posticipate, soltanto in parte poi recuperate nel periodo estivo. Questi ritardi si sono ripercossi sulle cure che normalmente seguono le varie diagnosi, comportando ritardi nelle chemioterapie, nelle radioterapie, nelle immunoterapie, oltre che nelle visite di routine e negli esami diagnostici.

Calo delle ricette e della spesa farmaceutica ospedaliera

Una dimostrazione di che cosa ha comportato questo rinvio, sia diagnostico sia terapeutico, viene da Iqvia individuato nel calo delle ricette mediche e della spesa farmaceutica ospedaliera. Quest’ultima, per esempio, ha registrato, sempre nei primi dieci mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, una riduzione del 4,1% in valore e del 10,1% in confezioni spedite.

Molti pazienti, infatti, hanno evitato di recarsi in ospedale e hanno rimandato i controlli e le visite ambulatoriali, così come molti ospedali hanno bloccato la normale attività per dare maggior assistenza e spazio ai malati di Covid-19.

Nel 2020 trentamila decessi in più per cause diverse da Covid-19

E le conseguenze s’incominciano a vedere: a parte i decessi causati dal Coronavirus, in base ai dati Istat risulta che nel 2020 abbiamo avuto 30mila morti in più rispetto alla media degli ultimi anni. Un incremento da attribuire anche all’effetto delle patologie trascurate.

Le conseguenze psicologiche della pandemia

Altro allarme suscitano le conseguenze psicologiche provocate dalla pandemia (sul tema si legga anche qui). In base a un sondaggio condotto dall’assicurazione Axa Europe in sette Paesi europei, il 37% degli intervistati lamenta un peggioramento della propria salute mentale. Una percentuale che sale al 43% in Italia e che vede colpite più le donne (50%), rispetto agli uomini (36%), forse per la difficoltà di conciliare durante il lockdown gli impegni lavorativi con quelli familiari.

Cambia il modo di curarsi

Recuperare ora queste emergenze sanitarie extra-Covid non sarà facile, sia perché la pandemia continua a imperversare e ancor più intimorire con le sue varianti, sia perché non sarà semplice ritornare alle vecchie abitudini.

È cambiato per molti aspetti, infatti, il modo di curarsi: si tende a privilegiare l’assistenza domiciliare, si limitano gli spostamenti dei sanitari, si ampliano i servizi di telemedicina, tant’è vero che quest’ultima risulta tra le priorità sanitarie previste dal “Recovery Fund” (risorse per quasi 8 miliardi di euro nel prossimo triennio). Diventa così proprio veritiera l’affermazione: “nulla sarà più come prima”.