Il deficit economico causato da Covid-19 può diventare una voragine, ma il problema rischia di passare in secondo piano. Pensiamo infatti a cosa fare per tamponare il Covid e a come avviare la vaccinazione di massa, unica speranza per uscire dal tunnel, ma evitiamo di soffermarci sul deficit economico che l’epidemia sta producendo, per non farci prendere dal panico.

Il tema del deficit economico causato dalla pandemia rischia di passare in secondo piano di fronte a quello dell’urgenza della vaccinazione di massa, ma in realtà può rappresentare una ulteriore emergenza: il debito pubblico italiano a marzo 2021 ha superato i 2600 miliardi.

Il debito pubblico italiano, a fine 2020, ha toccato i 2.569 miliardi di euro e, a marzo 2021, ha superato i 2.600 miliardi, il che -in soldoni- significa che ogni italiano, neonati compresi, ha sulle spalle oltre 43.000 euro da saldare. Una famiglia media, quindi, ha un debito che si aggira sui 130mila euro.

Finora, infatti, Covid-19 ha causato un buco di 101 miliardi di euro nel 2020, dovuti per 73 miliardi alle spese sostenute e per 28 alle minori entrate causate da tasse ridotte o slittate. L’emergenza sanitaria ha provocato -come riporta La Stampa– una riduzione del 6% del gettito fiscale (da 460 a 432 miliardi), mentre le uscite sono aumentate del 13,3% (da 552 a 626 miliardi) e così lo sbilancio rispetto al 2019 è raddoppiato, passando da 92 a 193 miliardi. In pratica, ogni mese il debito pubblico è aumentato in media di oltre 13 miliardi, cinque volte di più dell’anno precedente.

Come riusciremo a fronteggiare un deficit pari al 160% del Prodotto interno lordo?

Aprile, maggio e giugno sono stati i mesi del 2020 in cui si è registrata, rispetto al 2019, la maggiore riduzione delle entrate tributarie (-20%, -27% e -19%), mentre le maggiori uscite pubbliche si sono verificate a giugno, settembre e novembre (+100%, +57% e +41%). Quest’anno poi la situazione è addirittura peggiorata, per l’ulteriore incremento del debito e il contemporaneo calo del gettito. Per fortuna il Patto di stabilità è sospeso e lo rimarrà per tutto il 2022 e questo ci darà un po’ di respiro, insieme al fatto che la Bce continua a comperare i titoli di Stato. Ma poi, come affronteremo un deficit che si aggirerà sul 160% del nostro Pil?

L’Eurogruppo si è impegnato a sostenere l’economia sino a fine emergenza e la sospensione delle clausole di salvaguardia dimostra che alla politica dei tagli si è sostituita quella della solidarietà, ma, superata la crisi pandemica, il problema del deficit economico e in particolare del debito pubblico dovrà essere affrontato.

Ci aiuterà certamente l’autorevolezza che il presidente Mario Draghi ha conquistato sui mercati, ma fino a un certo punto, perché i debiti vanno saldati e non bastano le parole. La ripresa economica diventa allora necessaria, perché è l’unica chance per risanare le finanze pubbliche, insieme alla lotta agli sprechi, cui ci ha abituato una politica clientelare.

Ce la faremo? Se pensiamo a come gli attuali partiti hanno gestito l’Italia in questi ultimi anni c’è da disperare; però, se pensiamo a come i nostri padri hanno affrontato il dopoguerra e al boom degli anni Sessanta, ci sono ragioni per sperare.

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