La sanità del futuro dovrà essere diversa da quella che oggi ha mostrato troppa fragilità di fronte all’emergenza Covid.  “Il re è nudo” ha dichiarato infatti Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis: la pandemia Coronavirus ha squarciato il velo delle nostre vulnerabilità.

La sanità del futuro dovrà superare le criticità del sistema italiano messe a nudo dalla pandemia, a cominciare dal nodo della spesa sanitaria pubblica: il Censis sottolinea che, nel periodo 2014-2019, “tra i Paesi Ocse, l’Italia è stata l’unica a tagliare la spesa”.

“Nel periodo 2014-2019 -osserva Valerii- la spesa sanitaria pubblica ha registrato una riduzione dell’1,2%, mentre aumentava in Germania (+18,4%), Francia (+15,1%) e Regno Unito (+12,5%). Tra i Paesi Ocse, l’Italia è stata l’unica a tagliare la spesa”. 

Ora ne pagheremo le conseguenze, determinate da quella “sanità sospesa” che ha investito come uno tsunami il Servizio sanitario. Durante il 2020, infatti, si sono effettuati, rispetto all’anno precedente, 46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%), 700mila ricoveri di medicina interna in meno (-70%) e 3 milioni di screening oncologici in meno (-55%) e allora bisognerà ricorrere a dei rimedi, per potervi far fronte.

Che cosa pensano gli italiani della sanità: uno studio del Censis

Sono gli italiani stessi a richiederlo, come risulta da uno studio del Censis. La quasi totalità della popolazione (93,2%) ritiene prioritario che siano investite maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato. Inoltre, il 40% degli italiani -pensando al ritorno alla situazione ordinaria- non crede che la sanità della propria Regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze. E, in ogni caso, bisogna anche tenere presente che, al di là delle emergenze pandemiche, va anche considerato l’andamento demografico: tra 20 anni gli over 64 costituiranno un terzo del totale della popolazione del nostro Paese e, con l’aumento delle patologie croniche, assorbiranno il 66% della spesa sanitaria pubblica.

L’indagine evidenzia anche quali interventi gli intervistati suggeriscono. Il 91,7% dei cittadini ritiene che bisognerebbe dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus e dalle patologie. Quasi all’unanimità (94%), gli italiani chiedono, poi, il potenziamento della sanità territoriale. Un ulteriore aspetto che, secondo i cittadini, non potrà mancare nella sanità del futuro è, infine, l’evoluzione digitale: il 70,3% ritiene necessario un maggiore ricorso alla telemedicina e alle soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.

Il Progetto Censis-Janssen “I Cantieri per la sanità del futuro”

Per la verità, il Recovery Plan prevede un consistente aumento degli investimenti in sanità, ed è un’opportunità che bisogna saper cogliere, spendendo bene questi soldi. Proprio per questo nasce il progetto  “I Cantieri per la sanità del futuro”, promosso da Censis in collaborazione con Janssen Italia.

Partendo dall’ascolto delle Sanità regionali, responsabili di gestire il servizio per i cittadini, l’iniziativa si propone di individuare quali cantieri aprire oggi per avere un “sistema salute” più efficiente, efficace e sempre più in grado di rispondere alle esigenze del cittadino e della società. Non soltanto per la sanità di oggi, ma anche per come sarà domani, considerando, quindi, aspetti come evoluzione demografica, cronicità, prevenzione e assistenza.

“La pandemia ha messo a dura prova il nostro Ssn -ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia– ma ci ha anche permesso di scoprire quanto gli investimenti in sanità siano un prerequisito imprescindibile per il buon funzionamento di tutto il sistema Paese. Confermiamo il nostro impegno, affinché possa davvero concretizzarsi il progetto di un Servizio sanitario di eccellenza e sostenibile su tutto il territorio nazionale”.

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