Fse e dossier farmaceutico sono tra i cardini della digitalizzazione del sistema sanitario. A che punto siamo nell’attuazione? Il positivo risultato ottenuto dalla piattaforma di prenotazione delle vaccinazioni di Poste Italiane ha fatto dimenticare il fallimento del sistema creato in Lombardia dalla Regione con la società Aria, ma non ha eliminato il problema della digitalizzazione dei sistemi sanitari, che in Italia risulta ancora assai carente. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, lo ha ben evidenziato in Parlamento, ricordando però anche i 35 milioni circa di fascicoli sanitari elettronici già attivati, a dimostrazione che in realtà si sta procedendo con questa innovazione, anche se purtroppo non in tutte le Regioni.

Fse e dossier farmaceutico sono capisaldi del processo di digitalizzazione del sistema sanitario: la loro attuazione sta procedendo, ma l’Italia è ancora indietro.

Il Recovery Plan prevede ampi finanziamenti per adeguare l’Italia agli altri Paesi in campo digitale e, quindi, è probabile una prossima accelerazione, che permetterà di recuperare il tempo perduto.

Per la farmacia il fascicolo sanitario elettronico e, in particolare, il dossier farmaceutico sono molto importanti, anche perché indispensabili ai futuri ruoli di controllo dell’aderenza terapeutica del paziente anziano e cronico e alla sua presa in carico. È importante, quindi, che questi strumenti trovino ampia diffusione, ma non basta che essi garantiscano una precisa fotografia del percorso storico e presente del malato (tutti i suoi dati, le malattie, i ricoveri, i referti, gli esami svolti, le terapie assunte, eccetera), ma occorre che essi siano disponibili anche al di fuori della propria Asl e Regione e che, quindi, siano “interrogabili” dovunque. E questo non soltanto a garanzia del malato, ma anche per consentire di elaborare strategie sanitarie affidabili, grazie ai data analytics e all’intelligenza artificiale, proprio quella che si presume rivoluzionerà diagnosi e terapie future.

Tanti fascicoli sanitari registrati, ma solo la metà sono attivi

Al momento, però, risulta che soltanto la metà dei milioni di fascicoli sanitari elettronici registrati siano in realtà veramente attivi: molti cittadini non sanno neppure di averne uno a loro nome e molti medici di base non sono abilitati a usarli.

E il problema non è, una volta tanto, relativo agli insufficienti finanziamenti, anche perché già nel 2019 erano stati stanziati oltre 1,3 miliardi di euro, e meno della metà risulta essere stato speso dalle Regioni. Il vero problema, invece, è che i diversi sistemi regionali non dialogano tra di loro; inoltre, non è possibile alle varie informazioni sanitarie (Cup, anagrafi vaccini, trapianti, eccetera) confluire automaticamente nel fascicolo, causando così il non immediato utilizzo di molti dati, se non addirittura il pericolo di una loro perdita.

L’esempio virtuoso di Trento

Un esempio virtuoso lo offre però la Provincia autonoma di Trento, come riporta La Repubblica – Affari&Finanza”.  Prima ha ridotto le 11 Usl a una sola, poi ha dato vita al Sio, il Sistema informativo ospedaliero, con tutti i dati dei ricoverati, poi ha aggiunto quelli di tutti gli assistiti e delle Rsa e, infine, nel 2007 ha creato la “TreC”, la Cartella clinica del cittadino, continuamente aggiornata e dove ora affluiscono tutti i dati su test, tamponi, vaccinazioni anti-Covid-19. Fatto sta che le ricette dei farmaci sono dematerializzate dal 2013 e la Asl di Trento è diventata ormai polo di attrazione per i nuovi progetti di eHealth.

Su temi riguardanti Fse e dossier farmaceutico, vedi anche, sul nostro sito, qui e qui.