La pandemia ha inciso fortemente sulle abitudini degli italiani, che si sono visti costretti a cambiare molti dei loro comportamenti e delle loro scelte. A cominciare dalle questioni di salute: la cosiddetta “sanità sospesa”  ha riguardato infatti 35 milioni di italiani: il 52% della popolazione, infatti, ha avuto problemi a utilizzare servizi sanitari per patologie non-Covid (sul tema si legga anche qui). Proprio sulle nuove abitudini degli italiani si è concentrata la recentissima ricerca di “Fondazione Italia in Salute”.

Una ricerca di “Fondazione Italia in Salute”, presentata ieri a Firenze, ha fotografato il cambiamento delle abitudini degli italiani e dei loro orientamenti e percezioni come effetto della pandemia da Covid.

La ricerca di “Fondazione Italia in Salute”, realizzata da “Sociometrica” su un campione rappresentativo della popolazione, è stata presentata ieri a Firenze dal presidente della Fondazione, Federico Gelli, e dal direttore di Sociometrica, Antonio Preiti. L’obiettivo dell’indagine è quantificare su scala nazionale le conseguenze della pandemia sul vissuto degli italiani: non soltanto, quindi, patologie sommerse, ma anche stili di vita, impatto psicologico e atteggiamento nei riguardi dei vaccini. Ma andiamo per ordine.

Cancellazioni e rinunce per visite e interventi

Hanno interessato 10 milioni di persone, di cui 400mila hanno disdetto oppure visto cancellati interventi di ricovero, 600mila non hanno potuto fare interventi chirurgici e un milione non ha ottenuto prestazioni di day hospital. Il servizio più colpito (6,8 milioni di italiani) ha riguardato le visite specialistiche: in particolare, l’84% degli over 65 anni hanno rinunciato o hanno visto cancellata la visita prevista. Alto anche il numero di persone (2,7 milioni) che hanno visto preclusa la visita del medico di base.

Effetti psicologici

Emerge un certo timore, soprattutto tra la popolazione più giovane, a utilizzare i servizi sanitari. Il 63,9% degli italiani preferisce evitare ospedali e ambienti della sanità e soltanto il 13,8% dichiara di non aver alcuna preoccupazione a entrare in strutture mediche. Più in generale, il 27,1% avverte malesseri psicologici e il 16,5% accusa sintomi di depressione.

Abitudini quotidiane

Il 63,3% ha evitato di prendere mezzi pubblici e il 53,5% ha rinunciato a frequentare negozi, bar e ristoranti: il 69,4% evita ancora oggi d’incontrarsi con amici e conoscenti dentro casa. Inoltre, il 44% ha ridotto l’attività fisica, il 28,8% dorme di meno o dorme meno facilmente. Sono soprattutto i bambini ad accusare maggiore impatto psicologico: un genitore su 4 dichiara che i figli minori risultano “colpiti molto pesantemente”. Infine, mangia di più e non controlla più la dieta il 25,7% degli intervistati e, inoltre, l’8,7% fuma di più e il 5,1% consuma più alcol.

Vaccino anti-Covid

Assai variegate sono le risposte da parte degli intervistati su questo tema. Il 24,1% dichiara di non vedere l’ora di fare il vaccino e il 40,5% attende tranquillamente il proprio turno, ma c’è un 7,5% che non ha intenzione di farlo, un 7,6% che lo farebbe, ma vuole scegliere il vaccino da assumere. Inoltre, c’è un 9,9% che, se potesse, non lo farebbe, ma valuterà più avanti. Di seguito potete leggere il dettaglio delle risposte.

L’atteggiamento personale verso la vaccinazione anti-Covid

gli italiani e il vaccino anti-Covid