Aumenta anche l’insonnia da stress come ulteriore effetto negativo della pandemia Covid-19. Infatti, il Coronavirus ha avuto indubbi riflessi sugli stati d’ansia e depressione e i farmacisti se ne sono ben accorti vedendo l’aumento di richieste di prodotti per l’insonnia, specialmente durante la prima e la seconda ondata.

L’insonnia da stress è aumentata notevolmente a causa dell’ansia generalizzata creata dal Coronavirus. Lo dimostrano anche i dati delle vendite di farmaci di autocura e integratori con effetto calmante e antidepressivo (+18.3% nel 2020).

Le vendite di farmaci di autocura e dei prodotti calmanti e antidepressivi (principalmente integratori a base di valeriana e melatonina) sono aumentate del 18,3% nel 2020 rispetto al 2019 (dati Iqvia). Può essere interessante, per capire meglio questo fenomeno, considerare la ricerca “World sleep study 2021”, sesta edizione dell’indagine promossa da Philips, leader globale nel settore dell’Health technology, in 13 Paesi, con un campione di 1.000 persone in ogni nazione, per un totale quindi di 13.000 adulti intervistati.

Secondo un’indagine di Philips, il 46% degli italiani ha sofferto di insonnia da stress e disturbi del sonno in seguito all’impatto ansiogeno dell’emergenza Covid.

Dall’indagine emerge che Covid-19 ha influito sulla capacità di dormire bene nel 46% degli italiani, soprattutto nelle donne (50%, contro il 41% degli uomini), un dato superiore del 37% rispetto alla media globale registrata negli altri Paesi.

Inoltre, le donne italiane hanno segnalato un impatto negativo del Covid sullo stress (65% contro il 56% degli uomini) e sulla sfera emotiva (56% contro 42%). Sarebbe proprio lo stress il primo fattore a rovinare la qualità del sonno nel 41% del campione (24% nel campione globale) e, per gli italiani, sarebbe proprio la pandemia la prima causa di questo stress per il 60% degli intervistati (47% su scala globale).

Un altro nemico del sano riposo notturno: lo smartphone a letto

Ma ci sono anche altre cause che ci tolgono il sonno e determinano una cattiva qualità dei riposo notturno, che è bene conoscere per poter offrire ai pazienti che interpellano il farmacista i giusti consigli.

Innanzitutto, la cattiva abitudine di utilizzare a letto il proprio smartphone: lo fa l’84% del campione italiano contro il 75% del dato globale, soprattutto per guardare i social (70%), per scambiare messaggi (41%) o per leggere le news (32%) e così il telefonino o l’Ipad si rivelano un cattivo viatico per una buona notte di riposo.

Il bello è che usiamo la rete anche per trovare consigli su come migliorare la qualità del sonno, tant’è vero che un terzo del campione dichiara di avere cercato rimedi all’insonnia consultando internet.

Inoltre, il 35% degli italiani intervistati afferma di essere interessato a usufruire della telemedicina per affrontare problemi del sonno, un dato che sale al 51% tra chi soffre di apnee notturne (quelle ostruttive colpiscono il 10% della popolazione italiana adulta). A tal proposito la ricerca Philips evidenzia come la pandemia abbia fatto scendere del 18% a livello globale l’utilizzo della Cpap, la ventilazione meccanica a pressione positiva continua. Preoccupa anche il dato che al 57% di chi soffre di apnee notturne non sono mai state prescritte terapie Cpap.

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