C’è chi ipotizza che vi sia un conflitto in corso tra i produttori di vaccini anti-Covid. Le notizie rimbalzano sui giornali e aumentano gli allarmismi nei riguardi di certi vaccini. Diversi Paesi hanno preso provvedimenti nei confronti di alcuni di essi. L’opinione pubblica vive una fase di disorientamento.

Notizie allarmanti su alcuni vaccini anti-Covid, provvedimenti cautelari di governi e autorità regolatorie, opinione pubblica spiazzata. Qualcuno ipotizza un conflitto in corso tra i produttori di vaccini.

Il vaccino di AstraZeneca è stato completamente bloccato in Danimarca, la Germania ha deciso di sostituirlo con altri per la seconda dose e in molti Paesi lo si è prescritto solamente al di sopra di una determinata età.

Quello di Johnson & Johnson è stato sospeso in tutto il mondo per accertamenti da parte della Fda americana, mentre in Europa si attende il via libera da parte di Ema (e di Aifa in Italia).

Queste sospensioni sono motivate da diverse circostanze: alcuni vaccinati hanno registrato effetti trombotici dopo la somministrazione; AstraZeneca, avendo consegnato all’Unione europea dosi inferiori a quelle pattuite, viene accusata di inadempienze contrattuali.

In Europa ora si punta su BioNTech/Pfizer e Moderna

Risultato è che in Europa si punta soprattutto sui vaccini a mRna di Pfizer e Moderna, che diventeranno così oggetto di nuovi accordi, tanto più che le due aziende si dichiarano pronte a fornire un grande quantitativo di confezioni: centinaia di milioni di dosi, quanto servirà a coprire le prossime necessità.

“Il Sole 24 Ore” del 17 aprile riporta anche che sia Pfizer sia Moderna annunciano che “probabilmente” ci sarà bisogno “di una terza dose entro sei mesi/un anno, prima di un richiamo annuale. Con il prezzo di ogni singola dose, almeno per quanto riguarda Pfizer, in netta ascesa di oltre il 60%: dai 12 euro potrebbero arrivare a 19,50”.

Il fattore prezzo e la montagna di denaro in gioco

Altri organi di stampa ricordano che la Germania è interessata a questo vaccino anche per la presenza della tedesca BioNTech; altri fanno notare che AstaZeneca è made in Gran Bretagna, oggi Paese extracomunitario; altri ancora fanno il confronto con il costo di soli 1,78 euro a dose del vaccino AstraZeneca. In gioco, insomma, ci sarebbe una montagna di denaro.

Certo, la torta è ultramiliardaria e, quindi, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Quindi, la campagna di stampa contro i vaccini a vettore virale, compresi quello russo e quello cinese, potrebbe avere anche motivazioni economiche oltre che scientifiche e celare quindi una sorta di guerra tra produttori di vaccini anti-Covid-19.

La discussione sui casi di trombosi

Sempre “Il Sole 24 Ore” ricorda che la scienza non ha ancora dato risposte certe sul collegamento vaccini/effetti trombotici e che gli effetti gravi e fatali non soltanto sono rarissimi, inferiori peraltro a quelli riscontrati nei non vaccinati, ma in ogni caso sarebbero legati a tutti i prodotti e non soltanto ai due “incriminati”.

“Il Sole 24 Ore” riporta anche che i ricercatori dell’Università di Oxford (partner nella scoperta del prodotto AstraZeneca) sostengono in uno studio “che il numero di persone che hanno riportato casi di trombosi dopo aver ricevuto i vaccini prodotti dalla Pfizer e da Moderna è molto simile al numero dei casi riportati dalle persone che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca”. Studio peraltro contestato da Pfizer, perché definito “confuso”. Confuso o meno, interessa annotare che da questa ricerca risulterebbe che, comunque sia, il rischio di coagulo cerebrale è superiore di 95 volte in chi ha contratto il Covid rispetto al resto della popolazione.

Necessario avere presto studi accreditati sugli effetti dei vaccini

Interessante anche riportare i dati presenti nell’ultimo rapporto sulla farmacovigilanza relativo ai tre vaccini in uso in Italia. Su 46.237 segnalazioni di effetti avversi riscontrati con gli oltre 9 milioni di vaccinazioni, il 92,7% riguardano eventi non gravi. E sui circa tremila rimanenti effetti gravi, soltanto un centinaio sarebbero i decessi (persone con età media 81 anni e con più patologie), ancora peraltro da verificare se siano proprio legati all’inoculazione. E il rapporto, infatti, conclude affermando che il nesso di causalità risulta complesso da definire.

È ancora presto per avere studi accreditati sugli effetti dei vaccini, ma rimane il fatto che sarebbe opportuno averli in fretta, per fugare sia fake news, sia pericolose illazioni sugli interessi commerciali legati a un bene che ogni giorno di più si rivela di estremo valore sociale e sanitario.

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