Le differenze di genere si misurano anche nel campo di farmaci e vaccini. Oggi la pandemia Coronavirus e la campagna vaccinale anti-Covid hanno messo ulteriormente in luce l’importanza della medicina di genere, sia in merito alla risposta al virus e alle conseguenti patologie indotte, sia a proposito degli effetti provocati dai vaccini.

La pandemia da Coronavirus e la campagna vaccinale hanno ribadito l’importanza delle differenze di genere in medicina: uomini e donne  non hanno identiche reazioni a infezioni e terapie e a farmaci e vaccini.

Abbiamo avuto una conferma su larga scala di come uomini e donne reagiscano in modo diverso alle infezioni e alle cure e, di conseguenza, di come sia necessario adottare rimedi differenti in base al sesso.

Eppure, sia gli studi preclinici, sia quelli clinici, vengono tutt’oggi condotti prevalentemente sui maschi, sia per consolidata abitudine, sia perché le femmine danno risposte più variabili e, quindi, meno confrontabili. E questo avviene anche per quanto riguarda caratteristiche e contromisure rispetto alla pandemia.

La medicina di genere già da tempo ha individuato le diverse influenze legate alla differenza di sesso, sia per quanto riguarda il grado della sintomatologia, sia la risposta alle terapie, soprattutto nelle diverse reazioni avverse ai farmaci, oltre che negli stili di vita.

Il sistema immunitario femminile è più reattivo contro le infezioni

Nel caso di Covid-19, così come in genere per tutte le infezioni, la risposta del sistema immunitario di una donna risulta maggiormente reattiva rispetto all’uomo, soprattutto durante il periodo riproduttivo. Infatti, resistono di più alle infezioni per proteggere il feto dagli attacchi patogeni, ma, d’altra parte, sono anche più sensibili alle malattie autoimmuni. Infatti, tra i pazienti che ne soffrono, l’80% risultano appunto essere donne.

Queste differenze di genere sono chiaramente emerse durante la pandemia da Coronavirus. Gli uomini, per esempio, hanno corso maggiori rischi di essere ricoverati nei reparti intensivi per aggravamento della malattia, proprio perché la loro risposta immunitaria è stata meno protettiva di quella delle donne, ma ben diversa risulta essere anche la risposta ai vaccini. Le donne, infatti, reagiscono di più e maggiori sono anche gli effetti collaterali evidenziati (vomito, febbre, mal di testa e così via).

Ecco perché sarebbe opportuno differenziare gli studi non soltanto clinici, ma anche post-marketing, sulla base del genere, in modo da fornire indicazioni più precise e attendibili. Anche le indagini, per esempio, sul miglior utilizzo dei vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson andrebbero effettuate in tal senso, per fornire indicazioni più precise sull’uso e sulle dosi da adottare in base al sesso.

Nella medicina di genere l’Italia è all’avanguardia

Sottolineaimo però che l’Italia è all’avanguardia in Europa nello studio della medicina di genere, con approvazione di leggi apposite, con un Piano nazionale per l’applicazione e la diffusione di questi studi, con l’istituzione di un Osservatorio nazionale con sede presso l’Istituto superiore di Sanità.

Quindi, non dovrebbe essere difficile diffondere tra la popolazione una maggiore consapevolezza sull’importanza di questo argomento, che soprattutto dovrebbe essere meglio assimilato da parte dei prescrittori.

Utilizzare le competenze dei farmacisti

I farmacisti, da parte loro, sono ben consapevoli che uomo e donna sono non soltanto biologicamente, ma anche farmacologicamente, diversi. Non sono, però, messi in condizione di poter offrire consigli e prodotti adeguati alle differenze di genere e questa è una lacuna che la scienza dovrebbe in fretta colmare.