Il vaccino anti-malaria: ecco una notizia, che, pur essendo di grande rilevanza -sia scientifica, sia sociale- non ha fatto notizia, in un periodo in cui il Coronavirus la fa da padrone e soltanto lui riempie le pagine dei giornali e i notiziari tv. Si tratta del vaccino contro la malaria, messo a punto da un team dell’Università di Oxford e che dimostra di essere efficace nel 77% dei casi.

Il Coronavirus, che domina incontrastato sui mass media, finisce per mettere in ombra altre notizie importanti come quella del vaccino anti-malaria messo a punto dall’Università di Oxford.

Alla notizia del vaccino anti-malaria dà riscontro Maria Rita Gismondo, direttore di microbiologia clinica e virologia dell’Ospedale Sacco di Milano, in un articolo apparso il 1° maggio a pagina 7 de Il Fatto Quotidiano, in cui lamenta appunto lo scarso spazio riservato a una notizia che “avrebbe meritato le prime pagine” e non soltanto una colonna su Bbc News.

La malaria uccide più di 400mila persone ogni anno: molte delle vittime sono bambini dell’Africa subsahariana.

La malaria causa, infatti, la morte di oltre 400.000 persone ogni anno, soprattutto bambini dell’Africa subsahariana. Ogni anno di malaria sono colpiti in tutto il mondo oltre 200 milioni di persone (229 milioni nel 2019, per la precisione) e il progressivo riscaldamento del pianeta fa presumere una ancor maggiore diffusione della zanzara anofele, la portatrice della malattia, soprattutto in quei territori dove il cambiamento climatico ne favorisce la riproduzione. Quindi, i dati statistici fanno temere una ancors maggiore espansione della malattia, che tutt’oggi rappresenta un flagello dell’umanità.

Il nuovo vaccino anti-malaria è ancora ai primi passi, ma sembra poter garantire una copertura del 77%.

Le prime sperimentazioni effettuate con il nuovo vaccino hanno dimostrato un interessante progresso rispetto a quello vecchio, che aveva un’efficacia del 55% sui bambini africani, mentre poter ora arrivare al 77% significa garantire una maggiore copertura dalla malattia. Siamo, però, ancora ai primi passi e ora bisogna attendere i risultati di una più approfondita indagine in corso su 5.000 bambini di quattro Paesi africani, di età compresa tra i 5 mesi e i 3 anni.

E ancora, avuta effettiva conferma dell’efficacia del vaccino, si dovranno poi superare i problemi economici legati al brevetto, considerato che i Paesi più colpiti dalla malaria sono anche tra i più poveri. Comunque sia, speriamo che la diffusione del nuovo vaccino, e le speranze che s’accompagnano al suo successo, abbiano miglior fortuna di quanto abbia ottenuto l’effettivo riscontro alla buona notizia scientifica.

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