La telemedicina sta ricevendo un deciso impulso un po’ dovunque nel mondo. La pandemia Coronavirus ha rivoluzionato l’assistenza sanitaria e il rapporto con il paziente, spesso bloccato dal distanziamento sociale e dalla paura del contagio. In tutto il mondo si sono così sviluppati i servizi di telemedicina e gli strumenti video che consentono di assistere e controllare i malati e a monitorare a distanza le loro condizioni di salute.

Con la pandemia Covid-19 i servizi di telemedicina si sono fortemente sviluppati in tutto il mondo: negli Stati Uniti il mercato del settore nel 2020 è cresciuto del 64,3%. In Italia l’evoluzione è un po’ più lenta per varie ragioni: culturali, burocratiche e tecniche.

L’impiego della telemedicina non soltanto ha consentito agli operatori sanitari di effettuare visite virtuali in piena sicurezza, ma si è diversificato, coprendo un’ampia varietà di casi e situazioni.

Un dato interessante ci viene fornito da uno studio effettuato dalla società di consulenza Frost&Sullivan, in collaborazione con l’azienda svizzera Logitech: il mercato statunitense della telemedicina avrebbe registrato una crescita del 64,3% durante il 2020, proprio come conseguenza delle restrizioni imposte dal Covid-19. Un incremento rilevante, se si considera che, prima della pandemia, il trend delle soluzioni digitali in sanità si fermava al 32,3%. Quindi, sempre in crescita, ma l’emergenza Coronavirus avrebbe imposto un’improvvisa accelerazione.

Le istituzioni sanitarie non si sono, quindi, limitate a favorire lo smart working, a promuovere, al pari delle aziende, il lavoro domiciliare con riunioni e call a distanza, ma hanno anche spinto gli operatori sanitari ad ampliare i servizi di telemedicina.

Questo è avvenuto in tutto il mondo, un po’ meno però in Italia, dove non soltanto obsolete barriere culturali, ma anche ostacoli burocratici e tecnici ne hanno rallentato lo sviluppo. Come, per esempio, i costi ancora troppo elevati dei contatti video, la scarsità di incentivi e rimborsi pubblici, la modesta qualità della rete e delle interazioni digitali.

Le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza

Una soluzione può ora venire dagli investimenti che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede a livello tecnologico e che non mancheranno di potenziare anche i servizi di telemedicina. Si potranno così raggiungere obiettivi fondamentali per le strutture sanitarie, a partire dai regolari contatti a distanza tra pazienti e operatori sanitari, medici e farmacisti in primis.

Anche in Italia, quindi, Ssn e Asl devono sviluppare al meglio i servizi di telemedicina, per favorire costanti contatti sia tra i professionisti sanitari, sia tra loro e i pazienti, specialmente quelli più fragili e con patologie croniche, in difficoltà nel raggiungere ospedali, pronto soccorso, ambulatori e farmacie.

Altri articoli su argomenti collegati li trovate sul nostro sito qui e qui.