Il consumo di alcol aumenta significativamente, soprattutto tra i giovani, ma anche tra le donne e gli anziani. È un altro degli effetti collaterali della pandemia e non è certo una buona notizia, perché porta con sé l’aumento dei problemi di salute legati agli eccessi alcolici. Lo denuncia l’Istituto superiore di sanità, che ha studiato il fenomeno e ha diffuso in questi giorni i più recenti dati disponibili.

L’Istituto superiore di sanità diffonde gli ultimi dati: come effetto di Covid-19 tende a crescere il consumo di alcol, con tutte le problematiche legate ai suoi eccessi, specialmente tra i più giovani, le donne e gli anziani, le categorie più vulnerabili.

L’Iss segnala che il consumo di alcolici in Italia riguarda più di 36 milioni di persone, di cui 20 milioni di uomini e 16 milioni di donne, vale a dire “il 77,8% degli italiani di 11 anni e più e il 56,5%, delle italiane, per le quali si conferma il trend in crescita dal 2014”.

I dati relativi al 2019 (quindi prima della pandemia) indicavano che circa 8,2 milioni di italiani (5,7 milioni, il 21,5 %) e di italiane (2,5 milioni, l’8,9 %) sopra gli 11 anni avevano modalità di consumo quotidiane a rischio di bevande alcoliche che praticavano da oltre otto anni.

La fascia più a rischio sono 750.000 minorenni, prevalentemente 16-17enni.

In questo quadro la fascia di popolazione più a rischio è, per entrambi i generi, quella dei più giovani: circa 750.000 minorenni, prevalentemente 16-17enni. Poi vengono gli anziani, oltre 2,7 milioni di ultra-65enni, tra i quali un maschio su tre e una donna su dieci consumano secondo modalità a rischio.

Su questa situazione si è innestato l’effetto Coronavirus, che l’ha, a giudizio dell’Istituto, aggravata. Infatti, i dati relativi al 2020 riportano un incremento al 23,6% per i maschi e al 9,7% per le femmine di consumatori a rischio.

Crescono le giovani consumatrici a rischio: tra i 14 e i 17 anni

“A preoccupare in particolar modo -sottolinea l’Iss- è l’aumento registrato nel 2020 delle giovani consumatrici a rischio, le 14-17enni, che superano per numerosità, per la prima volta, i loro coetanei consumatori a rischio (F=30,5%; M=28,4%) in un quadro complessivo d’incremento del rischio al femminile diffuso a tutte le classi di età sino ai 60 anni e di incrementi registrati tra i maschi, più evidenti tra i 35-e i 60 anni”.

Purtroppo,. tra le cattive abitudini in ascesa si fa strada il cosiddetto binge drinking, “il bere per ubriacarsi”, che riguarda oltre 3,8 milioni di consumatori (2,8 milioni maschi e un milione femmine), di cui ben 830.000, di età tra gli 11 e i 25 anni, arrivano sino all’intossicazione.

Il lockdown ha incentivato i consumi domestici di alcolici

“L’approvvigionamento delle bevande alcoliche -prosegue l’Iss-non ha conosciuto pause nel periodo del lockdown e il mercato ha rafforzato nuovi canali alternativi e anche meno controllati relativamente al divieto di vendita a minori, cambiando molte abitudini, tra le altre anche gli acquisti su canali online di e-commerce, che, per il settore delle bevande alcoliche, si stima abbiano conosciuto un’impennata nel 2020 tra il 181 e il 250% nell’home delivery, con un aumento dei consumi domestici”.

La pandemia e le conseguenti chiusure hanno creato una situazione favorevole all’aumento del consumo di alcol, anche come strumento di difesa contro l’ansia e e preoccupazioni indotte dall’arrivo del virus sconosciuto. E infatti “l’isolamento ha favorito un incremento di consumo incontrollato anche favorito da aperitivi digitali sulle chat e sui social network, spesso in compensazione della tensione conseguente all’isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione, resa sicuramente più fragile dalla pandemia”.

Occorrono più prevenzione e più risorse

Che fare in una situazione obiettivamente allarmante? L’Iss informa che “l’Osservatorio nazionale alcol e il Centro dell’Organizzazione mondiale della sanità per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, attraverso la rete di collaborazioni internazionali, anche attraverso audizioni in Senato, sta partecipando e mettendo nelle disponibilità dei decisori politici tutte le evidenze utili per delineare e implementare rinnovate strategie e piani di azione e prevenzione”. L’Iss invoca in proposito più risorse per i servizi di alcologia e per i dipartimenti per le dipendenze e di salute mentale, maggiore preparazione del personale, rafforzamento organizzativo delle strutture sanitarie.

I farmacisti e la prevenzione

Il rapporto dell’Iss porta a riflettere sul ruolo significativo in tema di prevenzione che possono svolgere anche i farmacisti, diffondendo informazione al pubblico sulle conseguenze negative per la salute dell’eccesso di consumo di alcol, specialmente sensibilizzando i minori. È già capitato più volte, per esempio, che Associazioni Federfarma organizzassero interventi nelle scuole dedicati proprio a questi argomenti, riscuotendo grande interesse e attenzione da parte dei ragazzi. Iniziative che meritano di essere riproposte.

Alcuni dati sulle problematiche sanitarie da alcolici (2019)

  • 43.148 accessi in Pronto soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol
  • 54.001 dimissioni ospedaliere per problemi causati totalmente dall’alcol con una prevalenza per malattie epatiche croniche o cirrosi, disturbi mentali, dipendenza o abuso di alcol anche causa d’incidentalità stradale evitabile.
  • Secondo l’Oms e il Who Collaborating Center in Iss: 17.000 decessi evitabili per cancro, cirrosi epatica, malattie cardiovascolari e incidentalità stradale che sommano oltre l’87% della mortalità evitabile parzialmente attribuibile all’alcol.

Per saperne di più, potete consultare il sito dell’Iss, Epicentro.