Se cambia la compagine sociale delle società titolari di farmacia, che cosa succede in materia di autorizzazione e verifica di eventuali incompatibilità? Federfarma ha ritenuto utile fare chiarezza sulle norme vigenti per rispondere ad alcuni quesiti di farmacisti e associazioni (si veda la Circolare 292/2021 nell’area riservata del sito).

Federfarma riassume la normativa sulle variazioni di compagine sociale di società titolari di farmacia in materia di autorizzazioni, controlli e obblighi.

La Federfarma ha verificato che alcune aziende sanitarie ritenevano di  dover emettere un provvedimento di autorizzazione alla variazione della compagine sociale delle società titolari di farmacia o, comunque, di dover avviare un procedimento di verifica di sussistenza delle incompatibilità previste dagli articoli 7 e 8 della Legge 362/1991. Questa posizione non trova fondamento nella normativa in vigore.

Come ricorda Federfarma, in base alla Legge 362, “lo statuto delle società proprietarie di farmacie e ogni successiva variazione, ivi incluse quelle relative alla compagine sociale, sono comunicati, entro sessanta giorni, alla Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, nonché all’assessore alla Sanità della competente Regione o Provincia autonoma, all’Ordine provinciale dei farmacisti e all’azienda sanitaria locale competente per territorio”.

L’intervento dell’Ordine in caso di incompatibilità

Se insorgono motivi di incompatibilità in seguito al nuovo assetto sociale, le norme prevedono che l’Ordine dei farmacisti competente per territorio possa sospendere il farmacista dall’albo professionale per un periodo non inferiore a un anno, qualora la causa dell’incompatibilità non venga rimossa.

Le competenze delle Regioni e delle aziende sanitarie

Ma, “nel caso di variazione della compagine sociale, in capo alla Regione o dell’azienda sanitaria non è previsto alcun accertamento istruttorio né autorizzativo volto a individuare eventuali incompatibilità o addirittura ad autorizzare la cessione di quote, ma solamente una “presa d’atto” di quanto comunicato”.

Secondo le norme vigenti, “la potestà autorizzatoria della Regione o dell’azienda sanitaria si estrinseca allorché un soggetto giuridico intende conseguire la titolarità della farmacia, a seguito di trasferimento della stessa titolarità inter vivos o mortis causa o di apertura di farmacia ex novo a seguito di concorso”.