L’home delivery in sanità ha ormai preso piede e il suo incremento continua, confermando una tendenza generale, in linea con gli obiettivi del Pnrr di rafforzare assistenza territoriale e cure domiciliari.

Continua l’incremento dell’home delivery in sanità, in linea con gli obiettivi del Pnrr di rafforzare assistenza territoriale e cure domiciliari.

Infatti, assistenza territoriale e cure domiciliari rientrano tra gli obiettivi sanitari del Piano nazionale di resistenza e resilienza, che il Governo è chiamato ad attuare per ottenere i finanziamenti del Recovery plan, e che prevede di raggiungere, entro metà del 2026, la presa in carico del 10% degli anziani over 65. Garantire loro l’assistenza sanitaria a domicilio, evitando spostamenti, code, lunghe attese e disagi, significa attivare servizi di home delivery in sanità utilizzando tutte le attuali disponibilità: quindi, non soltanto consegna domiciliare del farmaco, ma anche varie applicazioni mediche.

Sono numerose, infatti, le startup che propongono, grazie alla tecnologia digitale, app per portare a casa del paziente prestazioni e servizi sanitari, e non soltanto nell’ambito del teleconsulto, ma anche in occasione di servizi specifici, come la teledermoscopia o la radiologia a domicilio o, ancora, l’assistenza a distanza per l’igiene dentale.

Sono tutte attività in continua e progressiva evoluzione, che consentiranno alle persone anziane o ai malati fragili di essere curati direttamente a casa o nelle Rsa. Così, quei bisogni sanitari favoriti dal lockdown continuano ora a svilupparsi, anche dopo la fine della pandemia.

La consegna domiciliare del farmaco è aumentata in un anno del 600%

Per quanto riguarda il farmaco, aumentano le iniziative di home delivery: una ricerca effettuata per conto di Pharmap, azienda italiana specializzata nella consegna domiciliare dei prodotti farmaceutici, registra un incremento del 600% durante il 2020 rispetto all’anno precedente, con un valore medio a consegna di 36 euro, con un aumento del 47,7%.

Il servizio, inizialmente riservato alle grandi città, si sta di conseguenza ampliando, così come aumentano le società -al momento sono una decina- che entrano in questo business. I dati Iqvia, infatti, registrano un costante incremento del giro d’affari dei farmaci online: nell’ultimo anno le vendite sono lievitate del 71% a valori e dell’84,8% a volumi e così in Italia si sono ormai raggiunti i 400 milioni di euro.

C’è anche Amazon dietro l’angolo

Dietro l’angolo si profila poi l’arrivo addirittura di Amazon, che con il suo sistema Pillpack consente di consegnare al paziente in multiterapia la prescrizione farmaceutica mensile in bustine predosate, favorendo così l’aderenza terapeutica.

Non mancano poi le iniziative made in Italy che stanno sperimentando servizi similari, da offrire alle farmacie convenzionate e ospedaliere.

Le implicazioni pratiche e legali

Tanto movimento non deve, però, far dimenticare che, nell’ambito dell’home delivery in sanità, ci sono non poche implicazioni sia pratiche, sia legali.

Va sempre garantita, per esempio, la correttezza della consegna (un conto è portare a domicilio alimenti, altro è spedire prodotti farmaceutici) e non vanno nemmeno sottaciute le norme sulle riserve di gestione dei farmaci di automedicazione alle sole farmacie e parafarmacie (per non parlare poi dei farmaci etici, al momento esclusi in Italia dall’e-commmerce).

La posizione di Federfarma

Anche recenti prese di posizione di Federfarma dimostrano come sia necessario un intervento ministeriale, che chiarisca caratteristiche e limiti di un servizio senza dubbio utile a certi pazienti, ma che non di meno abbisogna di precise regole di comportamento.