Il fascicolo sanitario elettronico, spesso chiamato per comodità con l’acronimo Fse, è una risorsa importante per il Ssn e per il cittadino, in quanto è l’asset principale per la raccolta dei dati sui pazienti. L’emergenza sanitaria da Covid ne ha messo in luce contemporaneamente sia le opportunità che offre sia le carenze che riguardano il suo concreto utilizzo, ancora insufficiente (di Fse abbiamo parlato, sul nostro sito, anche qui).

Carenze e opportunità del fascicolo sanitario elettronico sono state messe in evidenza dalla situazione emergenziale causata dalla pandemia. Il Fse è uno strumento molto importante, ma le sue potenzialità sono ancora poco sfruttate, segno di un ancora insufficiente sviluppo delle tecnologie digitali in sanità.

La pandemia Coronavirus ha evidenziato le lacune della sanità digitale italiana, imponendo così un’improvvisa accelerazione all’impiego degli strumenti web, ma ora il Pnrr, l’atteso Piano nazionale di resistenza e resilienza, offre grandi opportunità per un cambio di rotta, reso possibile grazie ai 7 miliardi di euro stanziati per lo sviluppo di rete e strutture e gli 8,63 miliardi per l’innovazione e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale. Ecco, quindi, l’occasione per superare le storiche fragilità che collocano l’Italia informatica a fanalino di coda e per costruire così una sanità del futuro capace di utilizzare al meglio le soluzioni che l’evoluzione digitale consente.

Inadeguati i finanziamenti per l’innovazione informatica

Il problema di una certa arretratezza è stato da tempo individuato nella carenza di adeguati finanziamenti in strutture informatiche, ma va riconosciuto che questi ultimamente non sono mancati, visto che la spesa per la sanità digitale è aumentata nell’ultimo anno del 5%, passando da 1,43 miliardi a 1,5 miliardi di euro.

Il vero problema, quindi, stava e sta nella necessità d’imporre un cambio di passo non soltanto nei sistemi informatici, ma soprattutto nella mentalità degli operatori. Il nostro sistema sanitario digitale, infatti, è claudicante per due precisi motivi: da una parte per la sua disomogeneità e frammentarietà, dovuta alla mancanza di una piattaforma nazionale e dal fatto che le Regioni seguono ciascuna la propria strada; dall’altra parte per le insufficienti competenze digitali dei professionisti sanitari, soprattutto medici di medicina generale e specialisti (i farmacisti sono più “telematici”, perché da anni utilizzano i gestionali per la spedizione del farmaco). Risulta, infatti, che il 60% dei medici ha sì competenze digitali di base, ma soltanto il 4% ha conoscenze di buon livello, tali da consentire un loro ampio utilizzo.

Cittadini sempre più disponibili a usare internet

Il problema risulta poi presente nel cittadino, anche se ultimamente, e proprio in seguito alla pandemia, è cresciuto il suo approccio ai sistemi digitali: l’88% dei pazienti, infatti, chiede ora via internet informazioni sulla propria patologia e il 73% ricorre al web per trarre indicazioni sugli stili di vita e su come prevenire certi disturbi

Solo in 4 Regioni il Fse funziona efficamente

Ma pesanti carenze si verificano nell’impiego del Fse, il Fascicolo sanitario elettronico, che è fondamentale per la raccolta dei dati sui pazienti: le sue potenzialità sono poco sfruttate, tant’è vero che solamente il 38% della popolazione ne ha sentito parlare e soltanto il 12% dichiara di averlo utilizzato.

Eppure il Fse permette di conservare la storia clinica di ogni cittadino e consentire così, a lui e al medico, di controllare lo stato di salute e di elaborare la giusta terapia. Ma solamente 4 Regioni risultano a posto (Veneto, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Trento), altre 4 sono in dirittura d’arrivo (Sardegna, Valle d’Aosta, Lombardia, e Sicilia), altre 2 si trovano a metà del guado (Emilia-Romagna e Puglia), seguite da Liguria e Piemonte, mentre tutte le altre sono ancora praticamente ai blocchi di partenza.

Occorre una migliore governance della sanità digitale

Questa è, a grandi linee, la fotografia della sanità digitale in Italia, così come ci viene fornita dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità della School of management del Politecnico di Milano. I dati proposti evidenziano l’importanza del digitale ai fini di una sanità più efficace e sostenibile, necessaria per superare le carenze del Ssn emerse durante la crisi pandemica.

Nello stesso tempo, però, dall’Osservatorio del Politecnico emerge che si comincia a comprendere la lezione e che ora c’è la volontà di sviluppare sistemi e cultura per superare le frammentazioni e proporre una migliore governance.

Il Pnrr, inoltre, garantirà le risorse per colmare il gap presente in molte Regioni, aprirle all’innovazione e spingerle a promuovere esperienze più virtuose.