Che spazio ha la sanità nel Pnrr? Quanti soldi arriveranno al settore? Sono domande che in tanti si pongono, dato che è veramente una montagna di denari quella che dovrebbe portare in Italia il Piano nazionale di resistenza e resilienza.

La sanità nel Pnrr è soltanto al sesto posto tra le “missioni” fondamentali previste dal piano. Le sono riservati però oltre venti miliardi di euro.

Ben 222 miliardi di euro circa giungeranno dalla Banca europea, in base al programma Next Generation Eu, ai quali vanno però aggiunti altri 13 miliardi del progetto React-Eu, che riconosce finanziamenti per aiutare i Paesi più colpiti dalla pandemia.

Quindi, se ci comporteremo bene e faremo le riforme richieste e approvate dall’Europa, avremo a disposizione ben 235,14 miliardi di euro, ai quali potremo aggiungere altri 30,6 miliardi indicati dal Governo italiano come fondo complementare. Una vera montagna di denaro, appunto, pari a quasi una decina di normali leggi finanziarie. Quanto serve per programmare un rilancio dell’economia, fare le riforme per tanti anni rinviate, e favorire una rinascita promuovendo l’inventiva imprenditoriale italiana, più e meglio di quanto avvenne nel dopoguerra con il Piamo Marshall.

Ma quale sarà la destinazione di questi soldi e quanto di questi investimenti andrà a rinforzare la sanità italiana, in particolare il Ssn? Il nuovo piano, presentato dal presidente del Consiglio Mario Draghi a fine aprile, prevede sei “missioni” e la salute è proprio l’ultima. Al primo posto (69,96 miliardi di euro) si trova la “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, al secondo la “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” (50,7 miliardi), al terzo “Istruzione e ricerca” (33,81), al quarto “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” (31,46) e al quinto “Inclusione e coesione” (29,62). Buona ultima la salute, cui andranno finanziamenti per 20,2 miliardi di euro, di cui 15,6 dal Next Generation Eu, 1,7 dal React-Eu e 2,9 dal Fondo complementare del Governo.

Oltre 11 miliardi per “Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Ssn”

Interessante analizzare quali sono le scelte di spesa per queste nuove entrate per la sanità, considerato poi che già un notevole sforzo è stato fatto, per ampliamento del personale sanitario, per acquisti di vaccini e di Dpi, per fronteggiare l’emergenza pandemica.

Ebbene, la quota più rilevante, pari a 11,22 miliardi di euro, andrà a “Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Ssn”, quindi a colmare l’inadeguatezza della sanità pubblica nei riguardi dell’evoluzione digitale e a sostenere il Ssn angosciato da tempo da problemi di sostenibilità, che hanno provocato tagli e ritardi: nodi poi venuti al pettine con il Coronavirus.

La seconda voce di spesa, pari a 9 miliardi di euro e quella che più ci interessa, andrà alle “Reti di prossimità. Strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”. Il Covid-19, infatti, ha evidenziato come non basti poter fare affidamento su ospedali d’eccellenza, incapaci di reggere l’urto di un improvviso aumento dei ricoveri, ma che bisogna contare su un primo argine che sappia tamponare l’urto di una pandemia.

L’obiettivo primario, quindi, è rafforzare la sanità territoriale e a tal fine il Pnrr prevede la creazione di 1.288 “Case di comunità” (2 miliardi di euro), oltre a strutture per l’assistenza territoriale che si faranno carico del 10% degli over 65 (2,7 miliardi), 381 “Ospedali di comunità” per ricoveri di bassa-media intensità (un miliardo), 602 “Centrali operative territoriali” per coordinare tra di loro le varie strutture sanitarie e, infine, servizi di telemedicina  per i pazienti cronici (1 miliardo).

Nel Pnrr poco spazio per la farmacia, che però avrà certo un ruolo crescente nella sanità italiana rinnovata.

Osserviamo che alcuni obiettivi indicati nei due diversi programmi risultano trasversali e che il Pnrr traccia solamente le grandi linee d’intervento, che poi dovranno concretizzarsi nelle specifiche realtà.

Poco spazio, per esempio, il Piano riserva alla farmacia, che però non potrà non avere un ruolo rilevante come capillare presidio di sanità territoriale. Le temute “Case di comunità”, in realtà, dovranno ciascuna coprire 46.500 residenti circa e avranno sicuramente bisogno di affidarsi a servizi territoriali capillari, come appunto le farmacie e gli ambulatori medici.

Interessante poi sottolineare i grandi investimenti trasversali destinati alla sanità digitale e l’interesse riservato al Fascicolo sanitario elettronico (1,38 miliardi di euro), che dovrà coprire in modo uniforme tutto il territorio nazionale. L’impegno ora è di rilanciare l’utilità del Dossier farmaceutico, un passo particolarmente importante per la digitalizzazione del farmaco e della farmacia.

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