La e-cigarette, secondo quanto raccomandato dalla Commissione europea in un rapporto pubblicato il 20 maggio, dovrebbe essere considerata come un farmaco e seguire la pertinente regolamentazione.

Secondo la Commissione europea, bisognerebbe considerare la e-cigarette un farmaco e sottoporla quindi alla relativa regolamentazione.

Il rapporto, infatti, fornisce un parere sul comparto delle e-cigarette, ad alcuni anni dell’approvazione della Direttiva 2014/40; in particolare, l’obiettivo è esaminare gli elementi della Direttiva e una loro eventuale revisione alla luce dei dati scientifici e dei progressi tecnici, comprese le regole e le norme concordate a livello internazionale.

La lotta al tabagismo e la “variabile Coronavirus”

Il tabagismo è una delle più grandi minacce alla salute globale mai affrontate, con oltre 8 milioni di decessi ogni anno. I pericoli si estendono ben oltre la salute fisica degli individui, incidendo anche sul benessere sociale ed economico, con un costo annuale stimato in 1,4 trilioni di dollari in tutto il mondo.

Oltre agli effetti dannosi dell’uso del tabacco, smettere è particolarmente importante quest’anno anche a causa della pandemia del Coronavirus, poiché il fumo è associato a una maggiore gravità della malattia e alla morte nei pazienti ospedalizzati. Aumentare il sostegno a coloro che desiderano smettere di fumare è, inoltre, una priorità dell’Oms per il 2021.

La sigaretta elettronica in Europa e negli Usa

Spesso utilizzata come alternativa alla classica sigaretta, nell’ottica di una progressiva diminuzione del suo utilizzo, la sigaretta elettronica ha preso sempre più piede.

Ma il citato parere della Commissione europea sta già facendo tremare tutti gli attori del mercato del vaping: “Nella misura in cui le sigarette elettroniche sono ausili per smettere di fumare, la loro regolamentazione dovrebbe seguire la legislazione sui farmaci”, dice Bruxelles, che sembra fermamente decisa a inasprire le norme in vigore.

È la conseguenza dei numerosi casi di pneumopatia associati alle sigarette elettroniche osservati negli Stati Uniti nel 2019. Se l’incidenza di questa malattia “è stata da allora collegata agli e-liquidi contenenti estratto di cannabis e/o acetato di vitamina E -ricorda il rapporto, e se il fenomeno ha risparmiato i Paesi dell’Ue dove la legislazione è più severa che oltreoceano- sembra necessario evidenziare gli effetti tossicologici delle forme riscaldate e inalate degli ingredienti delle sigarette elettroniche con e senza nicotina”.

Il principio di precauzione

La Commissione sottolinea, inoltre, che “ci sono opinioni discordanti sui reali effetti delle sigarette elettroniche sulla salute: alcuni le considerano dannose, mentre altri il pericolo minore rispetto ai prodotti di tabacco tradizionali. Poiché non è stato ancora raggiunto un consenso scientifico, prevale il principio di precauzione”.

La Commissione è preoccupata anche per la popolarità delle sigarette elettroniche tra i giovani. “C’è un moderato consenso sul fatto che le sigarette elettroniche siano una via d’accesso al fumo per i giovani ed è accertato che gli aromi contribuiscano significativamente ad aumentare l’attrattività delle sigarette elettroniche e a condurre all’inizio del fumo”.

Infatti, malgrado, secondo l’ultimo Eurobarometro, l’incidenza del fumo tra i giovani sia scesa, dal 25% del 2014 al 20% del 2020, l’uso di prodotti alternativi, in particolare le sigarette elettroniche, è in aumento e questo è preoccupante, soprattutto se si considera che uno degli obiettivi della Direttiva era proprio quello di proteggere i giovani.

Infine, sostiene il rapporto, le prove a sostegno dell’efficacia delle e-cigarette per la cessazione del fumo sono deboli, mentre il peso delle prove per la sua riduzione è considerato da basso a moderato. (EP)

Di sigarette elettroniche sul nostro sito abbiamo parlato anche qui.