Sul tema dei consigli sanitari errati e della eventuale responsabilità si è recentemente pronunciata la Corte di Giustizia della Unione europea, affrontando un caso relativo all’uso di un prodotto erboristico. Secondo la sentenza, un consiglio per la salute veicolato tramite un giornale specializzato in argomenti sanitari e che cagioni un danno alla salute di chi lo segue non configura, ai sensi della Direttiva Ue n. 85/374, una responsabilità da “prodotto difettoso” né comporta responsabilità per danno in capo all’editore.

La Corte di Giustizia Ue si è pronunciata sulla materia dei consigli sanitari errati esaminando una vicenda, accaduta in Austria, che riguardava un giornale specializzato in tematiche di salute: è stata esclusa la responsabilità della rivista e dell’editore.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea era stata adita dalla Corte suprema d’Austria a seguito di una richiesta di risarcimento proposta da una cittadina austriaca nei confronti della Krone-Verlag (editrice del giornale). La cittadina, seguendo il consiglio letto sulla rivista, aveva applicato un impacco di rafano al piede per lenire i dolori reumatici, seguendo le indicazioni del giornale che ne raccomandava un uso da 2 a 5 ore.

Tuttavia, la durata dell’applicazione indicata dal giornale era errata, essendo stato usato il termine “ore” in luogo di “minuti”. Ciò causò alla lettrice forti dolori dovuti a una reazione cutanea tossica.

La richiesta di risarcimento venne respinta in primo grado e in appello, ma la ricorrente decise di proporre un ricorso per Cassazione dinanzi all’Oberster Gerichtshof (Corte suprema, Austria), la quale sospese il procedimento chiedendo alla Corte se i disposti della Direttiva n. 85/374 in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi debbano essere interpretati “nel senso che debba essere parimenti considerato quale prodotto (difettoso) la copia fisica di un quotidiano contenente suggerimenti sanitari tecnicamente inesatti la cui applicazione sia idonea a cagionare danni alla salute”.

Le motivazioni della Corte di Giustizia

La Corte ha chiarito che la difettosità di un prodotto è determinata sulla base di alcuni elementi intrinseci al prodotto stesso e che riguardano, in particolare, la sua presentazione, il suo utilizzo e il momento in cui viene messo in commercio.

Nel caso della cittadina austriaca, il servizio prestato a mezzo stampa, ovvero il consiglio inesatto, non riguarda il giornale stampato né la presentazione o l’uso del giornale stesso e quindi tale servizio non costituisce uno degli elementi “intrinseci” al giornale che consentirebbero di valutarlo come eventuale prodotto difettoso.

Pertanto, la Corte ha dichiarato che i disposti della direttiva devono essere interpretati nel senso che “la nozione di «prodotto difettoso» non comprende… la copia di un giornale che, in un suo articolo relativo ad argomento sanitario, fornisca un consiglio sanitario errato sull’uso di un prodotto erboristico, consiglio dalla cui applicazione sia derivato un danno alla salute di un lettore del giornale stesso”. (RDA)

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