Gli integratori alimentari si sono confermati, anche nella dura prova della pandemia, prodotti importanti e dinamici, dei quali fasce crescenti di consumatori si fidano e di cui fanno uso abituale. Il settore vede la farmacia come canale primario di distribuzione e qui ormai è al secondo posto in termini di valore (12,8%), alle spalle dei farmaci da prescrizione (57,6%). Il peso del comparto è stato ribadito in questi giorni dai risultati della “VI Indagine di settore sulla filiera degli integratori alimentari”, condotta da FederSalus con il contributo della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e di Elite Borsa Italiana.

La “VI Indagine di settore sulla filiera degli integratori alimentari” di FederSalus conferma il dinamismo del comparto, che ha proseguito il suo trend di crescita, in corso da anni, anche nel periodo dell’emergenza Covid-19.

L’importanza del settore è inoltre dimostrata sia dal suo inserimento nei codici Ateco delle attività essenziali -che ha permesso di mantenerne l’operatività anche durante il lockdown- sia dall’inclusione degli integratori alimentari multivitaminici nel paniere dei prezzi al consumo dell’Istat.

Mercato interno in crescita anche nel 2020

Secondo i dati Iqvia, pur in un anno così difficile come il 2020, si è registrato un aumento del 2,8% del valore sul mercato italiano, che è arrivato a 3.789 milioni di euro, dei quali il 79% realizzati in farmacia, l’8% nelle parafarmacie, l’8% nella grande distribuzione organizzata e il 5% in farmacie e parafarmacie on line.

Nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea, il mercato italiano degli integratori rappresenta la quota nazionale maggiore, con il 29%, davanti a Germania (19%), Francia (9%), Spagna (6%). Gli altri Paesi insieme pesano per il 37%.

Consumatori alla ricerca del benessere

Secondo Ipsos, l’87% dei consumatori italiani tra i 16 e i 74 anni vuole “sentirsi più in forma”, l’84% “sente il bisogno di prendersi cura del proprio fisico” e il 75% del proprio benessere mentale. Gli integratori alimentari sembrano offrire una risposta a queste esigenze.

Le tipologie di integratori preferite dagli italiani sono state nel 2020:

  • vitamine e minerali (746 milioni di euro),
  • prodotti per il benessere gastrointestinale (413 milioni)
  • probiotici

Sono peraltro cresciuti molto prodotti il cui consumo è correlato alle condizioni create dal virus: quelli per il rafforzamento del sistema immunitario (+36%) e per il benessere del sonno/rilassamento (+16,7%).

L’importanza del consiglio del farmacista

È aumentata anche la richiesta di consiglio al farmacista (principale dispensatore di integratori): tra i professionisti dietro il banco, lo afferma uno su due. Secondo il Rapporto Censis “Il valore sociale degli integratori alimentari”, nel 47% dei casi l’utilizzo degli integratori è supportato dal consiglio di un professionista sanitario (medico di medicina generale, specialista o farmacista).

Anche una recente inchiesta di Kandar per Unione Italiana Food attesta che il 45% degli italiani chiede consiglio al farmacista riguardo agli integratori (al medico di base il 36%).

Il punto di vista delle aziende

  • il 73% ha digitalizzato i processi lavorativi
  • il 52% ha incrementato le opportunità di lavoro da remoto.
  • il 47% delle aziende aveva già avviato prima della pandemia investimenti in tecnologie digitali
  • l’84% delle aziende ha dichiarato di aver intrapreso o che sono in fase di sviluppo iniziative per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile
  • il 53% delle aziende segnala investimenti tra il 5 e il 10% del fatturato.
  • il 56% ha aumentato gli investimenti nel 2020 rispetto all’anno precedente
  • il 65% indica come priorità di investimento tecnologie digitali, sviluppo delle competenze digitali, sostenibilità e formazione del personale
  • a causa della pandemia l’export fa registrare un trend a valore negativo (-4,2%) nell’ultimo anno, ma l’attività verso i mercati esteri si conferma una leva di crescita con ampi margini di sviluppo, con particolare attenzione rivolta verso Usa, Cina, Emirati Arabi e Russia al di fuori della Ue; mentre in Europa aumenta l’interesse verso la Germania, primo partner commerciale dell’Italia.

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