I vaccini anti-Sars-CoV-2, pur arrivati così in fretta, si possono considerare come il prodotto di un lavoro di ricerca avviato da tempo e che può portarci lontano.

I vaccini anti-Sars-CoV-2 a mRna sono il frutto di una ricerca che parte dallo studio di malattie ereditarie del sistema immunitario e dall’approfondimento delle conoscenze sui tumori: filoni indagati da tempo, che possono aprire nuove promettenti strade per la medicina.

“Lo scorso anno nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla possibilità di avere 55 milioni di dosi somministrate oggi”, ha detto il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi all’Assemblea pubblica 2021, ribadendo la straordinarietà di aver “trovato i vaccini in pochi mesi, in tempi impensabili”. In realtà, aver sfoderato in tempi così brevi un’arma tanto efficace come i vaccini anti-Covid a mRna è il frutto di una ricerca che parte da lontano, legata allo studio delle malattie ereditarie del sistema immunitario.

“Il vaccino anti-Covid è la conseguenza di ricerche ventennali sulle patologie genetiche -spiega su Il Messaggero l’immunologo Alessandro Aiuti, vicedirettore del laboratorio Telethon San Raffaele-Tiget di Milano- e la tecnologia a mRna è il frutto di conoscenze acquisite dai lavori sul cancro”.

Molte patologie affrontate con tecniche simili

Esistono, infatti, tante patologie che si avvalgono di simili tecniche, come, per esempio, la distrofia retinica ereditaria, che si combatte inserendo nell’organismo un virus modificato capace di trasportare il gene corretto. Anche la Ada-Scid, una grave immunodeficienza che costringeva i bambini a vivere in una specie di bolla sterile, e che veniva affrontata con il trapianto del midollo osseo, ora ha un farmaco appropriato, grazie al lavoro dei ricercatori Telethon, come pure la leucodistrofia metacromatica, che impedisce ai bambini di muoversi e mangiare e li porta alla morte in poco tempo.

“Siamo ora in attesa dell’ok dell’Ema -prosegue Aiuti- per una cura contro l’adrenoleucodistrofia, patologia che colpisce il sistema nervoso e alcune ghiandole endocrine”. In 31 anni, infatti, Telethon ha sostenuto ben 2.704 progetti, di cui 146 sono in corso, con un costo di poco superiore al mezzo miliardo di euro.

Insomma, gli studi su patologie rarissime (quelle “malattie rare”, che nel mondo sono più di 6.000 -si legga in proposito qui sul nostro sito) aprono la strada anche a cure per malattie di ampia diffusione, perché agiscono alla radice dei problemi.

L’immunologo Aiuti: “Non ci vogliono più vent’anni per arrivare a curare “solo” dieci malattie. Ora nello stesso periodo riusciamo a trovare i trattamenti anche per cinquanta”.

Ed è proprio quello che è accaduto con i vaccini anti-Covid, che hanno potuto approfittare del lavoro di lungo periodo dei ricercatori su altre patologie, con ricadute quindi ad ampio raggio.

“Non ci vogliono più 20 anni -conclude l’immunologo Alessandro Aiuti- per arrivare a curare “solo” dieci malattie. Ora nello stesso periodo riusciamo a trovare i trattamenti anche per 50”.

Le innovazioni individuate nel tempo possono così trovare diversa e più ampia applicazione, consentendo di allargare le frontiere scientifiche, in questa nuova fantastica primavera della ricerca.