Come utilizzare al meglio le risorse del Pnrr? È imponente il piano, elaborato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per dettagliare scopi e spese legati al Pnrr e cadenzare così la sua applicazione. Tra investimenti e sub-investimenti il piano contempla ben 256 capitoli, che individuano 526 obiettivi da realizzare entro fine giugno 2026, di cui 105 da completare addirittura entro fine 2021.

Il piano del Mef per l’impiego delle risorse del Pnrr prevede 526 obiettivi da raggiungere entro giugno 2026, di cui 105 entro quest’anno. Sono in gioco 191,5 miliardi di euro.

Il piano fissa le tappe da rispettare per poter ottenere i 191,5 miliardi che l’Europa destina all’Italia e che saranno attribuiti a nuovi progetti per 124,5 miliardi, a progetti in essere per 51,4 miliardi e per i rimanenti 15,6 miliardi a progetti finanziati con il Fondo sviluppo coesione.

Sono 23 le amministrazioni centrali chiamate a gestire e utilizzare queste imponenti risorse: la parte maggiore sarà appannaggio del Ministero delle Infrastrutture (39,7 miliardi), seguito dal Ministero della Transizione ecologica (34,7), da quelli dello Sviluppo economico (18,2), dell’Istruzione (17,6) e della Salute (15,6; 9,6 per nuovi progetti, articolati in 8 investimenti e 11 sub-investimenti) e, infine, dal Ministero per l’Innovazione tecnologica (12,8 miliardi).

La gestione dei fondi avverrà attraverso un “fondo rotativo”, dove i fondi nazionali per partire verranno rimpiazzati man mano dalle rate pagate dalla Ue ogni sei mesi, sempre che ovviamente siano stati raggiunti gli obiettivi prefissati, come dal cronoprogramma di riforme approvato da Bruxelles.  Quindi, non si potrà sgarrare.

Tra gli obiettivi del Pnrr (Piano nazionale di resistenza e resilienza) c’è la lotta all’evasione, per limitare quell’economia sommersa che è male tipico della finanza italiana. L’obiettivo annunciato dal Governo è ridurre l’evasione di almeno il 15%, sia aumentando il gettito tramite le lettere di conformità (per esempio, saranno multati gli esercenti che non usano il Pos), sia tagliando la spesa pubblica improduttiva, sia riformando con iniziative di formazione professionale le politiche occupazionali dei lavoratori.

L’obiettivo sembra a portata di mano, anche perché il Recovery Plan offrirà l’occasione per favorire, per esempio, una più efficiente riscossione dei tributi e per abbassare la propensione all’evasione endemica, che -non dimentichiamolo- sottrae ogni anno 107 miliardi di euro all’economia, tra tributi e contributi non versati.

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