I farmaci equivalenti rappresentano un forte fattore di risparmio per i sistemi sanitari, ma l‘Italia non ne sfrutta pienamente le potenzialità e risulta ancora indietro rispetto ai principali Paesi europei.

L’Italia resta indietro rispetto all’Europa nella diffusione dei farmaci equivalenti e non ne sfrutta pienamente le grandi potenzialità di risparmio. Se ne è parlato durante la “Summer School 2021” di Motore Sanità.

Gli equivalenti sono stati uno degli argomenti principali affrontati nella 3 giorni di lavori (15-16-17 settembre 2021) della “Summer School” di Motore Sanità, che ogni anno riunisce a Gallio-Asiago i vertici della sanità italiana -rappresentanti della politica, delle amministrazioni, dei professionisti sanitari, dell’industria farmaceutica, del mondo scientifico- per discutere di tutte le tematiche di maggiore attualità, in particolare sul presente e il futuro del Servizio sanitario nazionale.

E proprio i farmaci equivalenti sono uno strumento prezioso da utilizzare per ricalibrare l’impiego delle risorse del Ssn senza far venire meno l’appropriatezza delle cure e aprendo spazi alla innovazione terapeutica grazie ai risparmi che si possono ottenere.

In Italia, però, a trent’anni di distanza dalla loro introduzione, gli equivalenti (o generici) sono usati relativamente poco.

La sessione della Summer School dedicata al “valore sociale del farmaco equivalente” ha fornito alcuni dati significativi sull’utilizzo dei generici: l’Italia ne consuma il 39,6%, al di sotto della media europea. I Paesi comparabili al nostro hanno tutti percentuali decisamente superiori: Gran Bretagna (53,2%), Germania (45,7%), Francia (45,5%), Spagna (42,3%)

Eppure, non si può certo dire che ve ne sia scarsa disponibilità: secondo dati del 2019, l’83,7% dei farmaci utilizzati dal sistema sanitario italiano nella farmaceutica convenzionata sono equivalenti.

In Italia gli equivalenti sono molto più utilizzati nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Centro e del Sud. Gli esperti ritengono necessaria una maggiore informazione e comunicazione al cittadino.

Sempre relativamente all’anno 2019, le cifre mostrano le forti differenze esistenti tra le diverse aree del Paese: infatti, il consumo degli equivalenti di classe A è risultato concentrato al Nord (37,3% in unità e 29,1% in termini di valori), rispetto al Centro (27,9% e 22,5%, rispettivamente) e al Sud Italia (22,4% e 18,1%).

Commenta Ugo Trama, responsabile delle Politiche del farmaco e dispositivi della Regione Campania: “I farmaci equivalenti, in molte Regioni, specie del Sud, pagano ancora lo scotto della cattiva rappresentazione rispetto al farmaco originator. È proprio in queste Regioni con un basso reddito procapite che l’utilizzo dei farmaci equivalenti può risultare ancora più necessario, liberando risorse economiche investibili dalle persone in ambiti diversi. Le iniziative che si devono sostenere devono quindi essere scientifiche e socioculturali, rigorose nel rappresentare i dati di efficacia e di rilevazione di reazioni avverse. Per tutti diventa un dovere lavorare in questa direzione, sia per il ruolo sanitario che rivestiamo sia per fare sì che venga livellato il gap ancora forte tra Regioni del Nord e quelle del Sud”.

Secondo Francesco Colasuonno, funzionario del Dipartimento Promozione della Salute, del Benessere sociale e dello Sport per tutti della Regione Puglia, “l’impiego dei farmaci equivalenti permette di risparmiare e i risparmi utilizzarli per creare nuovi servizi sanitari al servizio della collettività. La Puglia, per raggiungere l’obiettivo, dal 2018 a oggi ha messo in campo provvedimenti urgenti e fatto investimenti importanti e in questa grande sfida sono coinvolte anche le farmacie e ne siamo orgogliosi”.

Comberiati (Teva): “Ancora oggi i cittadini italiani pagano un miliardo di euro di tasca propria per curarsi con farmaci originator. Dobbiamo lavorare ulteriormente per avvicinare i cittadini ai farmaci equivalenti”.

Walter Locatelli, Collegio dei probiviri di Fiaso (Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e già commissario di Alisa, Regione Liguria, ha messo in evidenza quanto sia importante informare adeguatamente i cittadini sul valore dei farmaci equivalenti e agire per dare un nuovo volto alla sanità di domani.

Conclude Umberto Comberiati, business unit head di Teva: “Fino a oggi in Italia il farmaco equivalente ha dato valore al sistema, ma ancora oggi i cittadini italiani pagano un miliardo di euro di tasca propria per curarsi con farmaci originator. Dobbiamo lavorare ulteriormente per avvicinare i cittadini ai farmaci equivalenti”.

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