Cresce in Italia l’utilizzo della telemedicina. Infatti, negli ultimi sei mesi, il 67% dei medici vi ha fatto ricorso per potersi relazionare con i propri pazienti, dedicando a questa attività il 19% del proprio tempo operativo.

Secondo una ricerca di Bhave, negli ultimi sei mesi il 67% dei medici italiani ha fatto ricorso alla telemedicina per assistere i pazienti. In questo aumento dell’uso della tecnologia in sanità l’emergenza Covid ha avuto un ruolo decisivo.

Questa crescita della telemedicina nel nostro Paese emerge da una ricerca effettuata da Bhave -una start up dedicata all’innovazione in ambito sanitario- su 500 medici e 1.016 cittadini italiani, con l’obiettivo di comprendere i cambiamenti causati dalla pandemia Coronavirus e individuare i driver che maggiormente incideranno nella post-emergenza.

Covid-19, infatti, ha modificato molte abitudini, provocando notevoli cambiamenti nella vita delle persone, così come ha scardinato molti equilibri nell’ambito della sanità e, in particolare, del Servizio sanitario nazionale.

Pensiamo -per quanto riguarda la farmacia- all’offerta di nuovi servizi, all’ampliamento delle attività sanitarie, con i test, i tamponi e le vaccinazioni, alla diffusione della ricetta elettronica, all’ampliamento degli orari e alla consegna domiciliare e così via.

Saper misurare le innovazioni delle abitudini sia dei cittadini, sia dei professionisti sanitari significa poter consentire ai decisori politici d’individuare le strategie più opportune per la riorganizzazione del Ssn.

Visite mediche a distanza

La telemedicina è una dei cambiamenti più evidenti. Dall’indagine è emerso che non soltanto il 67% dei medici utilizza strumenti di telemedicina, ma che nell’ultimo mese il 23% delle visite mediche sono avvenute a distanza, soprattutto a pazienti cronici e a quelli fragili, con polipatologie o malattie oncologiche, immunologiche o rare.

Ma va anche sottolineato che tale impiego nel 36% dei casi serve per confrontarsi con altri colleghi, nel 19% dei casi per attività di telemonitoraggio e nel 14% per attività di tele-videovisite.

In particolare poi, la telemedicina trova applicazione nelle emergenze a distanza (88%), per ottenere una seconda opinione (77%) e per effettuare visite di follow up (59%).

La riorganizzazione sanitaria prossima ventura

C’è ancora molto da fare per sviluppare i nuovi servizi di telemedicina, più ancora dal punto di vista culturale che tecnologico. Basti pensare che per il 71% dei cittadini la telemedicina significa avere un contatto telefonico con il proprio medico, dando un’immagine assai riduttiva rispetto alle sue reali potenzialità.

Peraltro, il 74% degli operatori sanitari intervistati riconosce di dover riqualificare le proprie competenze per poter gestire l’ineludibile prossima riorganizzazione sanitaria, ma soltanto il 10% si dichiara pronto ad affrontare questo impegno.

Il 31% evidenzia come sia necessario superare limiti normativi e organizzativi, così come sottolinea la difficoltà a ottenere riconoscimento economico per le prestazioni a distanza, oltre a soffermarsi sui problemi tecnologici e culturali.

Un altro articolo su argomenti correlati potete leggerlo qui sul nostro sito.