Le proposte di Cittadinanzattiva per rilanciare il Servizio sanitario nazionale messo in crisi dall’emergenza Covid e contrastare le diseguaglianze tra i cittadini in materia di salute sono state presentate nel recente convegno “Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al Ssn”, organizzato a Roma da Egualia, l’associazione delle aziende del settore dei generici-equivalenti.

Le proposte di Cittadinanzattiva per rilanciare il Ssn dopo lo shock della pandemia e contrastare le diseguaglianze tra i cittadini in materia di salute presentate al convegno di Egualia a Roma.

Cittadinanzattiva ha elaborato il rapporto “Cittadini e cura della cronicità”, che si è avvalso del contributo di importanti associazioni quali Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Foce (Confederazione oncologi, cardiologi e ematologi) e Sid (Società italiana diabetologia).

Il documento sottolinea come l’emergenza Coronavirus abbia gravemente compromesso la capacità del Ssn di rispondere adeguatamente alla domanda di cura di tutti i pazienti non colpiti da Covid. Una situazione che oggi il rapporto non ritiene più giustificabile.

L’impatto della pandemia sulle cure non Covid

I dati raccolti da Cittadinanzattiva da varie fonti autorevoli (e presentati al convegno dalla segretaria generale Anna Lisa Mandorino) mostrano chiaramente la portata dell’emergenza nell’emergenza, a partire dalla rinuncia forzata ad analisi e prestazioni sanitarie da quando è arrivata Covid-19. Vediamoli.

  • Diminuzione del 20,3% delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche (Fonte: Istat)
  • 2 milioni in meno di prestazioni indifferibili, una riduzione del 7% (Fonte: Istat)
  • 1,3 milioni di ricoveri in meno, un calo del 17% (Fonte: Corte dei Conti)
  • 13% in meno di ricoveri in chirurgia oncologica (Fonte: Corte dei Conti)
  • 20% in meno di ricoveri in ambito cardiovascolare e cardiochirurgico (Fonte: Corte dei Conti)
  • Nelle principali aree terapeutiche -patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche- si è rilevata una riduzione del 13% delle nuove diagnosi, del 31% delle visite specialistiche, del 23% delle richieste di esami specialistici, del 10% di accessi a nuovi trattamenti (Fonte Iqvia)

Anna Lisa Mandorino (Cittadinanzattiva): “Ora è necessario cambiare passo. Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non Covid con un ulteriore restringimento del diritto alle cure per i cittadini.”

Quindi, secondo Mandorino, “ora è necessario cambiare passo. Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non Covid con un ulteriore restringimento del diritto alle cure per i cittadini. Le risorse a disposizione delle Regioni per recuperare i ritardi devono essere utilizzate al più presto e non dirottate per altri scopi”.

A questo proposito, Cittadinanzattiva ha “avviato un’azione di monitoraggio civico per capire se e come sono stati utilizzati i 477,75 milioni di euro messi a disposizione delle Regioni per garantire prestazioni sanitarie non erogate o rinviate a causa della pandemia ai pazienti non Covid”.

In questo contesto si collocano i 20 miliardi di euro per la salute provenienti dal Pnrr: “Sono risorse che mettono l’Italia in condizione di trasformare gli assetti del Ssn -avverte Mandorino- ma il tempo a disposizione è di soli 5 anni. Da non sottovalutare le forti eterogeneità regionali, i cui diversi modelli di governance sanitaria potrebbero essere d’ostacolo al raggiungimento degli obiettivi. Va rafforzato il ruolo centrale dei medici di medicina generale e l’assistenza territoriale va riformata tenendo conto della geografia del nostro territorio, perché non ci sia un “concentrato di strutture” che rischia di tagliare fuori i piccoli centri abitati, le zone rurali, costringendo i cittadini a lunghi spostamenti. Il sistema va riformato intorno ai cittadini, ai territori e alle comunità e non intorno alle strutture”.

Vediamo allora che cosa può e deve essere fatto per affrontare la situazione, secondo le proposte di Cittadinanzattiva, scaturite dal confornto con le associazioni e società professionali e scientifiche della sanità.

Le nove proposte di Cittadinanzattiva

1. Liste d’attesa

Prevedere un piano nazionale di recupero invitando le Regioni a rendere trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi e i criteri operativi adottati e la destinazione delle risorse stanziate. Inserire nel nuovo sistema nazionale di garanzia dei Lea uno o più indicatori “di adempimento” per misurare la capacità di recupero di ogni Regione, con particolare riferimento alle prestazioni correlate alle malattie croniche.

2. Pnrr

Gestire le risorse avviando un processo “partecipativo e su più fasi”, che sia rappresentativo della parte istituzionale di livello nazionale e regionale, sociale e professionale. Riconoscere a pieno titolo il contributo dell’Osservatorio civico sul Pnrr.

3. Prevenzione

Ripensare gli screening, potenziandone la capacità di erogazione dei programmi, sia in termini di infrastrutture (per esempio, sistemi informativi), sia di professionisti sanitari, allocando le risorse in modo efficiente, stabile e commisurate alle necessità.

4. Rete ospedaliera

Rivedere la logica del Dm 70/15, individuando soluzioni logistiche basate sulla complessità dello stato di salute dei pazienti, sulla tipologia (acuta, media e bassa intensità) e sul fabbisogno tecnologico e di competenze professionali. Per i grandi ospedali non limitarsi a supportare il solo adeguamento antisismico e la sostenibilità ambientale.

5. Prossimità

Rilanciare il ruolo del distretto. Velocizzare la definizione di standard omogenei per l’assistenza territoriale e rendere partecipata alle associazioni di cittadini e pazienti e alle società scientifiche la discussione sulla riforma dell’assistenza territoriale. Gli investimenti sugli ospedali di comunità siano input per rivedere e riqualificare la rete complessiva delle cure intermedie (Rsa e hospice). Porre attenzione all’evoluzione della figura del mmg.

6. Assistenza domiciliare

Perseguire una logica di integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali, ridisegnando un sistema di welfare che superi la netta separazione di competenze tra i vari attori del sistema.

7. Medicina generale

Rendere omogenei i modelli organizzativi e assistenziali della medicina generale, lasciando ai medici di medicina generale la possibilità di restare presenti capillarmente sul territorio, dotandoli di apparecchiature tecnologiche e rivedendo anche la disponibilità oraria dei professionisti. Investire al contempo sulla capacità di mettere in rete tutte le attività territoriali esistenti.

8. Telemedicina

Promuovere una governance nazionale delle iniziative di telemedicina, con scelte mirate guidate da un’unica regia nazionale che definisca, in accordo con le Regioni, obiettivi comuni, requisiti tecnologici unitari, tariffe e rigorosi processi di progettazione e implementazione, prevedendo anche, ove necessario, una revisione dell’organizzazione dei servizi sanitari

9. Parco tecnologico

Superare la logica della mera sostituzione, fissando criteri che rispondano a una programmazione basata sui fabbisogni dei pazienti, sull’allocazione delle apparecchiature e sul loro inserimento all’interno dei processi assistenziali, tenendo conto pertanto dei contesti organizzativi e dell’evoluzione dei percorsi di diagnosi e cura che tali apparecchiature andranno a sostenere.