Gli italiani e la salute: un rapporto che la pandemia ha cambiato, facendo crescere la fiducia nella medicina e nei farmaci da parte della maggioranza della popolazione. Lo attesta una indagine condotta da Swg e presentata a Roma nel corso del convegno di Egualia dedicato a “Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al Ssn”.

Inchiesta di Swg sugli italiani e la salute: l’emergenza Covid-19 ha determinato un aumento della fiducia nella medicina e nei farmaci e una maggiore consapevolezza del valore della salute.

L’indagine di Swg, diretta da Riccardo Grassi, sugli italiani e la salute ha analizzato un campione di 4.534 persone maggiorenni. Vediamo i principali risultati, raffrontati con quelli della rilevazione fatta nel 2018.

Più attenzione alla propria salute
  • Il 58% degli intervistati si definisce attento alla propria salute (+5% rispetto al 2018)
  • Calano del 12% coloro che considerano la salute una questione di equilibrio tra corpo e mente (34% contro il 46% del 2018)
  • Scende dal 29 al 22% la quota di chi afferma di non sopportare di essere malato
  • Rimangono abbastanza elevate le percentuali di chi considera la salute dipendente più da fattori esterni (come la predisposizione genetica, 46%, o l’inquinamento, 34%) che ai propri modelli di comportamento (30%)
Esami e visite di controllo
  • Il 50% dichiara di effettuare regolarmente esami diagnostici di controllo
  • Diminuisce rispetto al 2018 la quota di chi fa visite regolari dal medico di famiglia (20% contro il 26%, ma su questo dato influisce certamente l’impatto della pandemia su tutto ciò che non è Covid  – si veda in proposito sul nostro sito qui e qui)
Forma fisica e disturbi frequenti
  • Il 35% ritiene buona la propria forma fisica (prima del Coronavirus la percentuale era più alta, il 44% nel 2018)
  • I disturbi più comuni sono segnalati in aumento rispetto al 2018: stanchezza e affaticamento (62%, contro 52%), dolori osteo-articolari (47% contro 34%), insonnia (47% contro 39%) – Il 31% degli intervistati li ha risolti con l’automedicazione, mentre il 29% ha consultato il medico di famiglia
Medici e farmacisti consulenti fondamentali
  • È considerato fondamentale il ruolo di medici e farmacisti come affidabili fonti di informazione: il 62% cita il proprio medico, il 46% il medico specialista e il 26% il proprio farmacista
  • Il 35% ritiene internet un punto di riferimento essenziale per informarsi su questioni di salute
  • Cresce la fiducia nel sistema sanitario pubblico (72% contro il 63% di dicembre 2019)
  • I medici specialisti hanno la fiducia del 90% degli intervistati, i medici di medicina generale l’81%, i farmacisti il 79%, gli ospedali pubblici il 78%
  • La fiducia verso gli assessorati regionali arriva al 50%, quella verso il Ministero della Salute al 60%, per le aziende farmaceutiche al 60-61%
Fiducia nei farmaci, ma incertezze sui generici
  • Cresce la fiducia, già alta, nei farmaci: diminuiscono dal 12 al 9% coloro che non se ne fidano e li rifiutano
  • Controverso il rapporto con gli equivalenti, spiegabile in parte con una insufficiente informazione: il 75% sa che cosa sono, il 90% riconosce che il generico/equivalente costa meno, ma soltanto il 34% degli intervistati è certo che sia identico al farmaco di riferimento
  • Ne consegue un freno all’utilizzo: il 29% del campione dichiara di acquistare spesso farmaci generici, il 40% di acquistarli occasionalmente e il 31% di non acquistarli o di farlo raramente
  • A frenare potenziali consumatori di generici influiscono abitudine (26%) e diffidenza (22%)
  • L’atteggiamento verso i generici cambia a seconda del tipo di farmaco: il 61% degli intervistati acquisterebbe sicuramente un antidolorifico o un antinfiammatorio “equivalente”; solo il 35% un anticoncezionale

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