È possibile fare il tirocinio post-laurea in piú Stati della Unione Europea. Lo ha affermato a Corte di Giustizia Ue, chiamata a pronunciarsi sulla questione: un laureato in farmacia che svolge il tirocinio professionale di 12 mesi, suddividendolo in due Stati membri diversi della Ue, può vedersi riconosciuta in Europa la qualifica professionale di farmacista?

Un laureato in farmacia che svolge il tirocinio post laurea di 12 mesi, suddividendolo in due Stati membri diversi della Ue, può vedersi riconosciuta in Europa la qualifica professionale di farmacista.

La recente sentenza della Corte di Giustizia Ue aveva a oggetto una controversia sorta in Lituania tra una farmacista (la signora BB) e il locale Ministero della Salute. In particolare, BB aveva conseguito la laurea nel Regno Unito lì svolgendo 6 mesi di tirocinio professionale per poi interromperlo per recarsi in Lituania e completare gli ulteriori 6 mesi di tirocinio post laurea richiesti dal Regno Unito per conseguire il titolo di farmacista.

BB, non avendo completato i 12 mesi di tirocinio completamente nel Regno Unito, si vedeva negare dal suo Ministero della Salute il titolo conseguito in Inghilterra. Non le veniva pertanto riconosciuto il titolo di farmacista in virtù del principio europeo del riconoscimento automatico della qualifica di farmacista ottenuta in un altro Paese Ue.

La Corte di Giustizia europea, investita della questione, ha dapprima ricordato come la normativa europea deve essere correttamente interpretata, tenendo conto delle effettive competenze professionali di colui che chiede il reciproco riconoscimento del proprio titolo ottenuto in un altro Stato membro.

Le autorità competenti devono valutare la qualità e l’adeguatezza delle competenze acquisite dal laureato.

In questo specifico frangente, ovvero nel caso in cui il richiedente non possieda il titolo che attesti la sua qualifica professionale di farmacista, ma abbia tuttavia acquisito competenze professionali relative a tale professione tanto nello Stato membro d’origine quanto nello Stato membro ospitante, le autorità competenti di quest’ultimo sono tenute, quando ricevono una domanda di riconoscimento di tale qualifica professionale, a valutare tali competenze e a confrontarle con quelle richieste nello Stato membro ospitante ai fini dell’accesso alla professione di farmacista.

Se tali competenze corrispondono a quelle richieste dalle disposizioni nazionali dello Stato membro ospitante, quest’ultimo è tenuto a riconoscerle.

Qualora invece da tale esame comparativo emerga una corrispondenza solo parziale tra queste competenze, lo Stato membro ospitante ha il diritto di esigere che l’interessato dimostri di avere acquisito le conoscenze e le qualifiche mancanti.

Se l’esame comparativo, infine, evidenzia differenze sostanziali tra la formazione seguita dal richiedente e la formazione richiesta nello Stato membro ospitante, le autorità competenti possono fissare misure di compensazione per colmare tali differenze. (RDA)

Altre recenti sentenze della Corte di Giustizia europea in materia farmaceutica le trovate commentate qui e qui sul nostro sito.