I distributori farmaceutici non hanno più l’obbligo di detenere almeno il 90% dei farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, compresi i medicinali generici e gli omeopatici. Lo stabilisce il Disegno di legge sulla concorrenza appena approvato dal Consiglio dei ministri.

Il Ddl Concorrenza elimina l’obbligo per i distributori farmaceutici di detenere almeno il 90% dei medicinali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, introducendo un parametro flessibile, legato alle esigenze territoriali.

La nuova normativa non fissa più una percentuale minima precisa, ma mantiene l’obbligo, per i grossisti, di detenere un assortimento “tale da rispondere alle esigenze del territorio geograficamente determinato cui è riferita l’autorizzazione alla distribuzione all’ingrosso, valutate dall’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione sulla base degli indirizzi vincolanti forniti dall’Aifa”. La misura riguarda i distributori farmaceutici, ma può avere riflessi anche sulla attività della farmacia.

Il Ddl Concorrenza ha in queso modo accolto il parere della Autorità Garante della concorrenza e del mercato, di cui si era occupata anche una Circolare di Federfarma dello scorso marzo, la 184/2021 (consultabile sul sito della Federazione, nell’area riservata).

L’Antitrust riteneva infatti che l’obbligo imposto ai grossisti di detenere in magazzino il 90% di tutti i farmaci rimborsabili dal Ssn non fosse sufficiente a contrastare il fenomeno delle indisponibilità dei medicinali sul territorio. Sosteneva inoltre che l’obbligo di assortimento minimo ingessa il mercato, impedendo forme più efficienti e flessibili di organizzazione imprenditoriale.

Spiegava Federfarma, illustrando la posizione dell’Autorità Garante: “Se si volesse mantenere l’obbligo di assortimento, l’Antitrust propone di configurarlo in modo flessibile, ovvero adattandosi alle esigenze ordinarie del territorio. In altre parole, si dovrebbe parametrare tale obbligo in base alla domanda di farmaci di un determinato principio attivo anche su base territoriale”. Questa indicazione è stata raccolta dal Ddl Concorrenza.

Nella Circolare 184/2021 Federfarma aveva espresso le proprie critiche a questa impostazione, considerando la proposta “di notevole complessità e di difficilissima realizzazione tecnica”.

“L’effetto di tale “liberalizzazione” -continuava Federfarma- potrebbe portare a una crescita sul mercato della distribuzione intermedia dei cosiddetti shortliner, con possibili ripercussioni negative sul fenomeno delle indisponibilità di farmaci sul territorio. Inoltre, la cancellazione dell’obbligo del 90% potrebbe minare l’attuale efficienza delle consegne alle farmacie, oggi da considerare una vera e propria eccellenza di tale comparto”.

Dell’argomento. abbiamo parlato sul nostro sito anche qui.