I disturbi alimentari (come anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata) stanno crescendo in Italia, anche sulla spinta del trauma causato dall’arrivo della pandemia e dalla conseguente imposizione di chiusure e limitazioni agli spostamenti. Uno studio di Neomesia (Gruppo Kos) ha rilevato che proprio i mesi del lockdown hanno portato in Italia a un aumento del 30% dei disturbi dell’alimentazione.

Uno studio di Neomesia rileva che in Italia i disturbi alimentari come anoressia, bulimia e binge eating disorder, sono cresciuti del 30% nel periodo del lockdown.

I dati preliminari dello studio (presentati al convegno webinar di Neomesia “I disturbi dell’alimentazione tra solitudine, disagio contemporaneo e disturbi metabolici e psichiatrici” dell’11 e 12 novembre) mettono in luce che la solitudine e le scarse relazioni interpersonali rappresentano un fattore di rischio per i disturbi dell’alimentazione.

Oltre all’incremento dei disturbi alimentari del 30% determinato dal lockdown, i risultati preliminari dello studio mostrano anche un abbassamento dell’età di insorgenza di queste patologie. I ricoveri e le richieste di aiuto tra gli adolescenti sono infatti aumentati significativamente a distanza di 9-12 mesi dall’inizio delle misure restrittive. La pandemia ha inoltre aggravato la sintomatologia e causato ricadute anche in pazienti in remissione a causa dei maggiori livelli di ansia e stress dovuti dall’isolamento sociale e dalla solitudine.

In Italia 3 milioni di persone hanno disturbi alimentari: la maggioranza sono adolescenti.

Oggo in Italia sono circa 3 milioni le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione: significativo che, di questi, circa 2,3 milioni siano adolescenti.

Come spiega Neomesia, “il trattamento dei disturbi alimentari si basa sulla definizione di un progetto riabilitativo mirato non solo al recupero fisiologico/nutrizionale, che sia volto anche al ripristino delle corrette abitudini alimentari, ma anche a un intervento riabilitativo psichiatrico che permetta il recupero dal punto di vista sociale, coinvolgendo anche la famiglia”.

Così commenta Patrizia Todisco, responsabile dell’unità di riabilitazione psiconutrizionale per i disturbi dell’alimentazione alla Casa di cura Villa Margherita di Neomesia e presidente eletto di Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare): “Gli esseri umani, da sempre, sono abituati a interagire socialmente. A causa della necessità di contenere la diffusione della pandemia da Covid19 si sono trovati improvvisamente più soli, o in alcuni casi totalmente soli, con inevitabili conseguenze psicologiche. Tutti e tre i pilastri che definiscono lo stato di salute -benessere fisico, mentale e sociale- sono stati infatti colpiti dalla pandemia. Gli aspetti interpersonali nei disturbi dell’alimentazione sono stati finora meno studiati rispetto a fattori emotivi e cognitivi e possono avere un ruolo predisponente, precipitante e di mantenimento nella psicopatologia alimentare”.

Secondo Todisco, “valutare il vissuto di solitudine, la capacità di provare empatia e di riconoscere, distinguere etichettare e gestire le emozioni proprie e degli altri potrebbe aiutare a capire come modificare i trattamenti esistenti e migliorare la pratica clinica. È fondamentale capire se l’adozione di forme alternative di assistenza, come, per esempio le televisite, possano avere un impatto positivo nell’approccio di cura per questi pazienti”.

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