La carenza dei medici di famiglia sta diventando un tema sempre più problematico e Governo e Parlamento stanno lavorando per trovare una soluzione, che ormai è sempre più urgente (la questione è aperta da tempo, come segnalato anche sul nostro sito qui).

Un’interrogazione parlamentare pone al Governo la questione della carenza dei medici di famiglia, un problema di dimensioni nazionali. Il sottosegretario alla Salute illustra le misure previste e quelle già in atto.

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha risposto in XII Commissione Affari sociali della Camera a un’interrogazione sul problema della carenza di medici di medicina generale, presentata da Simona Vietina (Coraggio Italia).

L’interrogazione denuncia come il grave fenomeno della carenza di medici di base sia un problema nazionale e regionale, in particolare delle zone montane e di quelle considerate “disagiate”.

Una situazione allarmante

I dati fotografano infatti una situazione molto allarmante: tra il 2018 e il 2021, si registrano tantissimi pensionamenti di medici di famiglia e il trend è destinato ad aumentare. Nel 2022, anno di “picco”, si stimano in tutta Italia circa 3.902 nuovi pensionamenti e il problema maggiore è costituito dal fatto che, alle uscite, non corrispondono adeguate entrate di forze giovani e il rischio è quello di mettere a repentaglio il diritto alla salute dei cittadini. La situazione si aggrava sui territori già penalizzati dalla carenza di servizi e infrastrutture.

È, quindi, assolutamente necessario -conclude Vietina– che il Governo intervenga con immediatezza per riorganizzare il sistema e garantire il rispetto del diritto di ciascuno alla salute e alle cure.

Nella propria risposta, il sottosegretario Costa ha sottolineato che “la questione della carenza dei medici di medicina generale è già da tempo all’attenzione del Ministero e delle Regioni che gestiscono la formazione specifica in medicina generale”.

Borse di studio e incentivi

Nel tempo, è stato incrementato il numero di borse per l’accesso al relativo corso di formazione specifica in medicina generale. Inoltre, fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio professionale, già idonei al concorso di ammissione al corso di formazione specifica in medicina generale e titolari di incarichi a tempo determinato nell’ambito delle funzioni convenzionali previste dell’Accordo collettivo nazionale per la medicina generale, possono accedere in soprannumero al corso di formazione specifica in medicina generale tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio.

Inoltre, il Decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135 (cosiddetto “Decreto Semplificazione”), all’articolo 9, ha previsto che, fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio professionale, iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, possono da subito partecipare all’assegnazione degli incarichi convenzionali, secondo quanto previsto dall’Accordo collettivo nazionale nell’ambito della disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. Tale possibilità vale anche per gli ammessi in soprannumero al corso di formazione specifica in medicina generale.

Va ricordato anche -ha proseguito Costa– che l’investimento 2.2 – “Sviluppo delle competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali”, inserito nella “Missione 6 – Formazione, Ricerca scientifica e trasferimento tecnologico” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede l’incremento del numero delle borse di studio con la garanzia del completamento di tre cicli di apprendimento triennali.

Garantire il servizio nelle zone carenti di personale

Inoltre, l’articolo 12 comma 6 del Decreto legge n. 35 del 2019 ha demandato all’Accordo collettivo nazionale della medicina generale la previsione di specifiche modalità e forme d’incentivo per i medici inseriti nelle graduatorie, al fine di garantire il servizio nelle zone carenti di personale medico, nonché di specifiche misure alternative volte a compensare l’eventuale rinuncia agli incarichi assegnati.

Il peso della “questione vocazionale”

Tuttavia, sulla carenza di medici di famiglia-ha ribadito il sottosegretario- un peso non trascurabile è determinato da una “questione vocazionale”. Spesso, infatti, il percorso della medicina generale rappresenta per il neolaureato in medicina e chirurgia la seconda scelta rispetto all’ingresso presso una scuola di formazione medico-specialistica, considerata opzione più prestigiosa dal punto di vista professionale, nonostante il ruolo sempre più importante e strategico attributo alla figura professionale del medico di medicina generale nell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale.

Revisione delle norme sull’accesso al corso di laurea in medicina

Costa ha infine ricordato che il Ministero dell’Università e della Ricerca ha manifestato la disponibilità ad avviare, in condivisione con il Parlamento, un percorso di revisione della disciplina normativa vigente in tema di accesso programmato al corso di laurea in medicina, al fine di rendere sempre più rispondente l’offerta formativa del sistema universitario alle esigenze del Servizio sanitario nazionale, rese particolarmente evidenti in occasione della pandemia. (PB)