Il farmacista che non si vaccina, non osservando così l’obbligo stabilito dalla legge per gli operatori sanitari, va incontro a pesanti provvedimenti: sospensione dell’attività professionale, con annotazione sull’albo professionale, chiusura dell’esercizio nel caso di un titolare sospeso che non nomini un direttore che lo sostituisca. Sulla materia fa chiarezza la Circolare 637/2021 di Federfarma (disponibile, corredata di utili allegati, sul sito della Federazione, nell’area riservata).

Il farmacista che non si vaccina contro Covid-19, non rispettando l’obbligo di legge previsto per gli operatori sanitari, va incontro a pesanti provvedimenti, a partire dalla sospensione dalla attività professionale.

Federfarma richiama in  proposito i chiarimenti forniti dal ministero della Salute sulla corretta interpretazione della normativa sull’obbligo vaccinale contro Covid-19. Il dicastero ha precisato i punti cruciali della materia con comunicazioni inviate alle federazioni degli ordini professionali del settore sanitario (compresa, quindi la Fofi). Vediamoli in sintesi.

  • La vaccinazione costituisce “requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati”.
  • L’avvenuta vaccinazione, pertanto, deve sussistere inizialmente ai fini dell’iscrizione all’albo e deve permanere nel tempo in ogni fase dell’attività, pena la sospensione dell’esercizio della professione.
  • Il soggetto inadempiente all’obbligo vaccinale, ferma restando la sospensione dall’esercizio della professione sanitaria, può essere assegnato, ove possibile, a diverse mansioni non inerenti allo svolgimento dell’attività professionale e comunque con forme che non comportino rischi di diffusione del contagio da Sars-CoV-2.
  • L’accertamento dell’obbligo vaccinale è in capo all’azienda sanitaria. Dall’accertamento dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale deriva una sospensione dall’attività professionale ex lege.
  • L’attività prevista dall’Ordine, nel caso in cui l’azienda sanitaria comunichi la violazione dell’obbligo vaccinale, consiste in una presa d’atto senza valutazioni di merito e in un mero onere informativo nei confronti dell’interessato, riportando l’annotazione relativa nell’albo.
  • Nella annotazione sull’albo non dovrà essere riportata alcuna informazione dalla quale possa risultare che la sospensione è dovuta al mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale, ma solamente la condizione di sospeso.

Le conseguenze dell’inadempienza all’obbligo vaccinale per i collaboratori e per i titolari

Per quanto riguarda più specificamente le farmacie, Federfarma ricorda che “l’assegnazione del soggetto inadempiente all’obbligo vaccinale a diverse mansioni non inerenti allo svolgimento dell’attività professionale con forme che non comportino rischi di diffusione del contagio da Sars-CoV-2, è una valutazione del datore di lavoro, che verifica, con l’ausilio del medico competente, ove designato, sia la eventuale sussistenza di mansioni non a rischio di contagio sia, comunque, la necessità o meno per la farmacia di avvalersi di un collaboratore demansionato”.

Inoltre, “per il periodo della sospensione, nel caso di demansionamento, il farmacista sospeso dall’attività professionale consegue la retribuzione più bassa corrispondente alle mansioni svolte. Ove il datore di lavoro valuti che il farmacista non possa essere assegnato ad altre mansioni, il farmacista sospeso non può svolgere alcuna attività lavorativa e non riceve alcuna retribuzione”.

Nel caso in cui “il farmacista sospeso sia il titolare di farmacia, quest’ultimo deve designare un direttore, pena la chiusura della farmacia”.