Per una più efficace assistenza territoriale la parola d’ordine è “integrazione”. È quanto emerge dal dibattito parlamentare attualmente in corso. Infatti, l’esame in sede consultiva da parte della 12a Commissione Igiene e sanità del Senato del Disegno di Legge di Bilancio 2022-2024 è stato l’occasione per analizzare il tema della riorganizzazione della sanità anche alla luce dell’esperienza della pandemia.

Nel dibattito in Commissione Igiene e sanità del Senato sulla prossima Legge di Bilancio, emerge la questione di come rendere più efficace ed efficiente l’assistenza territoriale dopo il trauma Covid. L’integrazione tra i vari attori e comparti della sanità sembra essere la direzione da seguire.

La relatrice in Commissione, Maria Cristina Cantù (Lega), ha sottolineato che, affinché la medicina del territorio sia in grado di gestire in modo effettivamente appropriato le patologie cronico-degenerative e l’incremento delle fragilità e delle cronicità legate all’invecchiamento della popolazione, occorre promuovere un nuovo assetto organizzativo e funzionale, volto a creare una concreta integrazione tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale, specialisti ospedalieri e farmacie di servizio di prevenzione e prossimità, per permettere l’integrazione dei medici convenzionati non solo nei distretti, case della salute e ospedali di comunità, ma anche in tutte le strutture accreditate e a contratto rispetto agli obiettivi di prevenzione, presa in carico, continuum di cura e sorveglianza epidemiologica dei propri assistiti.

Tali considerazioni sono contenute nel parere favorevole approvato dalla Commissione.

Considerazioni simili, correlate alla necessità di un empowerment dei cittadini, sono state espresse anche dalla deputata di Coraggio Italia Fabiola Bologna in un’interrogazione rivolta al ministro della Salute, in cui sottolinea come la salute e la prevenzione primaria siano fondamentali per i cittadini.

Il self-care come uno dei pilastri dell’assistenza sanitaria

L’interrogazione osserva poi che, nel momento storico che stiamo vivendo, la pandemia ha fatto emergere l’importanza di incentivare un’educazione delle persone improntata al self-care. In un’ottica di riorganizzazione della sanità, quindi, il rafforzamento del concetto di self-care implica la ristrutturazione della medicina territoriale al fine di rendere i sistemi sanitari più sostenibili e prossimi e di consentire ai cittadini di essere empowered nella gestione e presa in carico del proprio stato di salute, a partire dalla prevenzione.

Il self-care può essere un pilastro importante dell’assistenza sanitaria ed è necessario un rapporto di dialogo tra il sanitario, a partire dal medico di medicina generale, e il cittadino per un’adeguata informazione.

Inoltre, occorre rafforzare la connessione anche mediante strumenti di teleconsulto tra medici di medicina generale e farmacisti, in modo da accrescere le opportunità di agevolare il supporto al cittadino.

È necessario investire in un’alfabetizzazione sanitaria fin dall’infanzia per una cultura della prevenzione e del benessere con beneficio per la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.

L’aggiornamento del Piano nazionale delle cronicità

Alla luce di tali considerazioni, Bologna chiede se il ministro della Salute, nell’ambito dell’aggiornamento del Piano nazionale delle cronicità, intenda attribuire un ruolo al self-care e all’alfabetizzazione sanitaria, esplicitando gli obiettivi da perseguire per promuovere e ampliare l’alfabetizzazione sanitaria dei cittadini in tutte le fasi della vita e l’automedicazione responsabile, al fine di favorire l’adozione di comportamenti virtuosi in un’ottica di mantenimento della salute e di prevenzione. (PB)

Un articolo correlato potete trovarlo sul nostro sito qui.