La pubblicità dei medicinali e in particolare l’induzione all’acquisto con la proposta di prezzi ridotti o altre forme di offerta promozionale sono all’esame della Corte di Giustizia dell’Unione europea, in seguito a una causa apertasi in Lettonia. L’Avvocato generale si è già pronunciato e la sentenza della Corte, prevista per l’estate 2022, si orienterà sul suo parere.

L’Avvocato generale della Corte di Giustizia della Ue ha recentemente fornito il suo parere su una causa in materia di pubblicità dei medicinali, sorta in Lettonia. Il parere orienterà la sentenza della Corte di Giustizia sull’induzione all’acquisto di farmaci, prevista per l’estate prossima.

La questione è di sicuro interesse e di concreta attualità. È stato chiesto, infatti, alla Corte se uno Stato membro possa vietare la diffusione di pubblicità che incoraggino l’acquisto di farmaci, non soltanto quando riguardano un determinato Otc, ma anche quando promettono riduzioni di prezzo in caso di futuri acquisti di singoli farmaci o di questi in combinazione con altri prodotti.

Nello specifico, la catena di farmacie lettoni Euroaptieka offriva una riduzione del 15% sul prezzo d’acquisto di qualunque farmaco in caso di acquisto di almeno tre prodotti. Tale forma di pubblicità è stata vietata, il 1° aprile 2016, dall’autorità pubblica locale.

Secondo il diritto vigente in Lettonia in tema di pubblicità dei medicinali, “è vietato includere, nella pubblicità di un medicinale, informazioni che ne incoraggino l’acquisto, giustificando la necessità di comprare il medicinale mediante il prezzo di quest’ultimo, annunciando una svendita speciale o indicando che il medicinale è venduto insieme ad altri medicinali (ivi incluso a prezzo ridotto) o prodotti”.

Secondo la Direttiva Ue 2001/83, “la pubblicità di un medicinale deve favorirne l’uso razionale, presentandolo in modo obiettivo e senza esagerarne le proprietà”.

Per quanto riguarda la normativa europea, la Direttiva Ue 2001/83 stabilisce che “la pubblicità di un medicinale deve favorirne l’uso razionale, presentandolo in modo obiettivo e senza esagerarne le proprietà”.

Secondo Euroaptieka, la direttiva si applicherebbe soltanto a determinati medicinali e il divieto deciso dall’autorità sanitaria locale limiterebbe il suo diritto di fare pubblicità riducendo il numero dei clienti abituali delle sue farmacie. Inoltre, la direttiva non autorizzerebbe gli Stati membri a estendere l’elenco delle forme di pubblicità vietate di cui all’articolo 90 della direttiva.

Per l’Avvocato generale, non è contraria al diritto europeo una normativa statale, come quella lettone, che abbia come fine di non favorire l’uso irrazionale dei farmaci.

Secondo l’Avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, la diffusione di informazioni che incoraggino l’acquisto di un medicinale giustificando la necessità di un tale acquisto mediante il prezzo del medicinale, o annunciando una svendita speciale, o indicando che il medicinale è venduto insieme ad altri medicinali (inclusi quelli a prezzo ridotto) o prodotti, può rientrare nella nozione di “pubblicità dei medicinali” citata nella Direttiva 2001/83.

Inoltre, il combinato disposto della normativa Ue deve essere interpretato nel senso che non pregiudica la libertà di uno Stato membro di stabilire divieti diversi rispetto a quelli elencati nella Direttiva 2001/83, qualora tali divieti riguardino pubblicità che potrebbero favorire l’uso irrazionale dei farmaci.

Per tali ragioni, secondo l’Avvocato generale, la normativa lettone non è da considerarsi contraria al diritto europeo in quanto tende a non favorire l’uso irrazionale dei farmaci, uso che può pregiudicare la salute di chi li acquista e li assume inconsapevolmente. (RDA)

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