Le carenze di farmaci sono al centro dell’attenzione del Parlamento, in particolare per quanto riguarda il ruolo che le importazioni parallele possono giocare nel favorire il fenomeno.

Due interrogazioni parlamentari riportano in primo piano l’importante tema delle carenze di farmaci: tra le cause potrebbe esserci il commercio parallelo dei medicinali.

Il recente caso dell’Azitromicina, antibiotico diventato improvvisamente irreperibile nelle farmacie, ha spinto un gruppo di senatori del Gruppo misto, primo firmatario Elio Lannutti, a presentare un’interrogazione al ministro della Salute in cui affrontano il tema delle esportazioni parallele di medicinali, che possono determinare irreperibilità di farmaci sul territorio nazionale.

“I prezzi e gli schemi di rimborso variano considerevolmente da un Paese all’altro in Europa. Per questo -scrivono i senatori- si è sviluppato il commercio parallelo dei farmaci, che in Europa non è vietato. Il commercio varia tra i Paesi dell’Unione Europea. È ancora trascurabile in Francia e in Italia, mentre in Germania rappresenta già l’8,5% dei farmaci venduti, in Svezia è il 12 e in Danimarca la cifra sale al 26,2%. Nel 2019, il valore totale delle importazioni parallele di farmaci avvenute nello spazio economico europeo (See) è stato di 5,7 miliardi di euro”.

“Se, da una parte -prosegue l’interrogazione- il commercio parallelo riduce la spesa farmaceutica per i Paesi con farmaci ad alto prezzo (più grande è la quota di farmaci importati parallelamente, maggiore è l’effetto risparmio), dall’altra il parallel trade nel mercato unico può provocare carenze di medicinali negli Stati membri dove il farmaco è venduto a basso prezzo” (come l’Italia).

Verificare i reali motivi della carenza di farmaci indispensabili

Alla luce di tali considerazioni, il senatore Lannutti e gli altri colleghi del Gruppo misto chiedono se il ministro della Salute ritenga di dover urgentemente intervenire per verificare i reali motivi della scarsità di farmaci indispensabili; se intenda vigilare affinché non vi sia nessun esborso aggiuntivo per studi clinici, né per l’autorizzazione all’immissione in commercio, in caso di farmaci ora irreperibili, ma che potrebbero ricomparire sul mercato dopo una rinegoziazione di prezzo; più in generale, se il Governo ritenga di dover promuovere in ambito europeo nuove norme finalizzate a un commercio più equo e oculato dei farmaci, per evitare carenze di medicinali nei Paesi dove sono venduti a un prezzo più basso.

Rischi di aggiotaggio?

Considerazioni analoghe sono state espresse dalla senatrice Sonia Fregolent (Lega) in un’altra interrogazione al ministro della Salute in cui denuncia, tra l’altro, il rischio che si stia verificando una sorta di aggiotaggio attorno all’Azitromicina, con lo scopo di toglierla al mercato italiano per poi rivenderla all’estero a caro prezzo.

La senatrice della Lega chiede al ministro Speranza se non ritenga doveroso e urgente avviare gli opportuni accertamenti in ordine alla reale causa della mancanza di tale medicinale e chiarire se l’utilizzo degli antibiotici sia o meno raccomandato nelle cure domiciliari, considerata la discrasia tra prescrizioni dei medici di medicina generale e dichiarazioni dei virologi. (PB)

Sulle importazioni parallele di medicinali si veda sul nostro sito qui.