Le vaccinazioni in farmacia incontrano il consenso della maggioranza dei farmacisti: il 60% si dichiara esplicitamente favorevole e chi non lo è dice no soprattutto per ragioni logistico-organizzative e non di principio. È quanto emerge da un’indagine condotta da Altems, Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sulla farmacia dei servizi (Onfs).

Una indagine Altems-Onfs rileva che il 60% dei farmacisti è esplicitamente favorevole alle vaccinazioni in farmacia. Chi dice no è contrario per ragioni logistico-organizzative e potrebbe cambiare idea se adeguatamente sostenuto.

La ricerca di Altems e Onfs ha coinvolto un campione di 991 farmacie, con l’obiettivo di fotografare l’evoluzione professionale dei farmacisti di comunità e di studiare i servizi di prevenzione e profilassi (tamponi, test, vaccinazioni) offerti durante la pandemia.

Per quanto riguarda lo specifico tema dei vaccini in farmacia, tra il 60% dei favorevoli, il 7% dichiara di pensare di avvalersi di altro operatore sanitario per l’inoculazione.

Nell’insieme del 40% dei farmacisti non favorevoli, un 33% lo è perché non ritiene la farmacia luogo adatto alle vaccinazioni, un altro 33% perché pensa che questa attività non sia propria del farmacista, un 20% perché giudica la remunerazione inadeguata e un ultimo 15% perché considera che non debba essere un onere del farmacista adeguare la farmacia a tale servizio.

Questi dati evidenziano quindi che circa la metà di quel 40% che si dichiara non favorevole alle vaccinazioni in farmacia lo fa semplicemente perché ritiene la sua farmacia non strutturalmente adeguata all’attività di immunizzazione. Ne consegue -secondo i ricercatori- che questi titolari potrebbero cambiare idea, se “opportunamente supportati”.

Come? Un esempio illuminante viene da una recente iniziativa del Nhs, il Servizio sanitario nazionale inglese, che dal 19 ottobre 2021 promuove un fondo di sostegno, l’Integrated care system, per finanziare i titolari di farmacia per due anni e supportare così l’implementazione di servizi a vantaggio dei pazienti nelle farmacie di comunità.

Peraltro, anche il Pnrr -nella Mission 5- riconosce proprio le farmacie come piattaforme di erogazione di servizi sociosanitari e prevede finanziamenti per le rurali convenzionate dei centri con meno di 3.000 abitanti.

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