Il rischio ipertensione nei cittadini italiani resta alto. Lo attesta uno studio condotto in un campione di farmacie italiane nell’ambito del progetto “Save your heart”, dedicato all’individuazione dei fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti ipertesi nel periodo post-pandemia.

L’ipertensione in Italia rappresenta un rischio importante. Un’indagine svolta nelle farmacie nell’ambito dello studio “Save your heart” rivela che il 68% dei pazienti ipertesi non ha la pressione sotto controllo e che il 50% ha un rischio cardiovascolare alto.

Lo studio osservazionale “Save your Heart” fa parte della campagna di screening promossa dal Gruppo Servier in Italia, in collaborazione con la Società italiana di farmacia clinica (Sifac), e con il patrocinio della Società italiana dell’ipertensione arteriosa (Siia), della Società italiana per lo studio dell’aterosclerosi (Sisa) e di Conacuore Onlus.

L’indagine ha coinvolto 21 farmacie di comunità, distribuite in 15 regioni italiane, e oltre 500 pazienti di età superiore o uguale a 50 anni, disponibili a effettuare in autoanalisi la misurazione di pressione arteriosa, profilo lipidico (colesterolo totale, colesterolo Hdl e colesterolo Ldl) e glicemia, e a compilare un questionario sull’aderenza alle terapie.

I risultati dello studio su ipertensione e rischio cardiovascolare

I risultati non sono confortanti. Vediamone una sintesi.

  • Nel 68% della popolazione coinvolta nello studio la pressione non è sotto controllo.
  • Nelle persone con ipercolesterolemia e/o diabete, il colesterolo Ldl non è a norma nel 59% dei casi e la glicemia non lo è nel 69%.
  • Il 72% di chi si dichiara non ipercolesterolemico ha valori di colesterolo Ldl non a target.
  • Il 31% dei soggetti che dichiaravano di non essere diabetici aveva valori di glicemia elevati, da condizione diabetica o prediabetica.
  • Il 49% dei soggetti ipertesi partecipanti all’indagine ha evidenziato un rischio alto o molto alto di andare incontro a un evento cardiovascolare fatale nel giro di 10 anni.
  • La pandemia ha reso la situazione più difficile, perché ha comportato, secondo il Ministero della Salute, la riduzione degli esami di laboratorio (67%) e delle visite ambulatoriali (13%), con ricadute negative sull’aderenza terapeutica da parte dei pazienti, il 40% dei quali, secondo l’indagine, risulta solo parzialmente aderente.

Per Claudio Ferri, professore ordinario di Medicina interna all’Università dell’Aquila e past resident di Siia, “questi numeri ci confermano la necessità di individuare un nuovo approccio clinico per identificare e trattare in maniera efficace i soggetti ipertesi, al fine di evitare possibili conseguenze cardiovascolari a medio e lungo termine, quali ictus cerebrale e infarto del miocardio”.

Il prezioso ruolo delle farmacie in collaborazione con gli altri professionisti in un team di cura

Nel contrasto all’ipertensione e ai rischi cardiovascolari il ruolo delle farmacie può essere prezioso, come ha sottolineato Maurizio Pace, segretario della Fofi: “I risultati dello studio restituiscono una fotografia preoccupante dello stato di salute dei pazienti ipertesi post-pandemia ed evidenziano la necessità di un approccio clinico che miri a identificare e a trattare efficacemente i pazienti cronici. Già durante l’emergenza il farmacista di comunità ha svolto un compito chiave, assicurando la continuità dei trattamenti ai pazienti cronici, ma anche attività in prima linea come la consegna a domicilio dei farmaci per i pazienti anziani, immunocompromessi o affetti da malattie cronico-degenerative. Oggi però il nostro ruolo deve evolversi ulteriormente”.

“Al farmacista -continua Pace- verrà sempre più richiesto il proprio contributo, per lavorare in sinergia con altre figure professionali all’interno di un team di cura, quali mmg e specialista, intercettando soggetti a rischio, conducendo un’educazione personalizzata e reindirizzando al medico curante situazioni particolarmente critiche”.

Il punto di vista del medico di medicina generale

Damiano Parretti, responsabile Area cardiovascolare della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) ha così commentato i dati sulla insufficiente aderenza alle terapie: “Sebbene le piattaforme tecnologiche a nostra disposizione ci abbiano permesso in molti casi di seguire e monitorare da remoto i pazienti ipertesi, è stato comunque inevitabile riscontrare un minor controllo dei valori della pressione arteriosa e una non adeguata aderenza alla terapia. A due anni dall’inizio della pandemia risulta quindi ancora più importante riprendere i contatti in presenza e il controllo proattivo dei pazienti ipertesi e portatori di patologie croniche, monitorando la pressione e altri parametri quali peso corporeo e frequenza cardiaca, ma anche supportandoli nel percorso di cura attraverso la semplificazione posologica”.

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