In materia di salute i cittadini considerano medici, esperti e farmacisti come i punti di riferimento più affidabili, con percentuali piuttosto alte e non distanti tra loro, comprese tra il 76% dei medici e il 69% dei farmacisti. Lo attesta la ricerca “Trust Barometer special report”, condotta da Edelman lo scorso febbraio in 10 nazioni (sia europee, sia non europee, come la Cina) con interviste a circa diecimila persone.

L’indagine “Trust Barometer special report”, condotta in 10 nazioni, rileva che, in materia di salute, i referenti più affidabili per la grande maggioranza dei cittadini sono medici, esperti e farmacisti.

La ricerca di Edelman si proponeva di misurare, appunto, il grado di fiducia che i cittadini ripongono nei diversi soggetti che direttamente o indirettamente fanno parte dell’ambito della salute. Una questione che la pandemia ha posto decisamente in primo piano nel confronto che si è aperto sui vaccini: moltissimi si sono fidati e si sono vaccinati, ma non pochi non ci hanno creduto e si sono rifiutati.

Il punto evidenziato dal “Trust Barometer special report” è che curarsi è una questione di fiducia. La “catena della fiducia” è, infatti, uno degli elementi fondamentali da cui dipendono le scelte in materia di salute su scala globale: più alta è la fiducia nell’ecosistema sanitario e più i cittadini saranno disponibili a vaccinarsi o a fare controlli e check-up in maniera regolare.

Il ruolo determinante dell’informazione

E per ottenere la fiducia del cittadino essenziale è l’informazione a lui fornita. Per il 65% degli intervistati, per esempio, esiste un divario tra come ci si prende cura della propria salute e come, invece, bisognerebbe fare. E due risultano essere le barriere che ostacolano scelte corrette da parte del paziente: i costi (50%) e l’informazione (47%), spesso assente, carente o contraddittoria.

Il “Trust Barometer special report”, inoltre, ci dice che un cittadino su due (50%) si informa sui temi legati alla salute almeno una volta la settimana, ma questo numero varia tra un 37% registrato in Inghilterra, un 42% in Francia, un 44% in Germania, fino ad arrivare all’81% in Cina.

L’eccessiva presenza di informazioni, spesso non controllate con accuratezza (infodemia) sta poi generando un calo di fiducia nei cittadini: oggi l’indice è al 61%, mentre nel 2017, prima della pandemia, era al 71%. E a dichiarare il calo di fiducia sono soprattutto i giovani (18-34 anni) e le persone a basso reddito (i primi perdono 13 punti, i secondi 14 punti).

Medici, esperti e farmacisti battono autorità sanitarie, datori di lavoro e governi

Ma a quali professionisti, quando si parla di problemi di salute, la gente dà maggiore fiducia? Innanzitutto al proprio dottore (76%), seguito dagli esperti (71%) e poi dai farmacisti (69%), mentre sono lontani dal podio le autorità sanitarie nazionali, i datori di lavoro e i governi nazionali, superati anche da “famiglia e amici”.

Per la verità, molte aspettative vengono riservate proprio ai datori di lavoro, ai quali quasi 8 intervistati su 10 (il 77%) attribuiscono un ruolo importante nella tutela dei propri dipendenti. A loro si chiede di creare ambienti salutari (68%), di implementare politiche preventive (66%), corrette informazioni sanitarie (62%) e supporti psicologici (47%).

Molte anche le aspettative che gli intervistati manifestano nei riguardi delle aziende farmaceutiche, alle quali chiedono di occuparsi maggiormente dei temi correlati alla salute, come la lotta all’inquinamento (69%), alle disuguaglianze salariali (66%), ai cambiamenti climatici (65%), al costo dei cibi nutrienti (62%) e alle ingiustizie razziali (60%). E ben 7 intervistati su 10 (il 71%) chiedono alle aziende di non concentrarsi soltanto sul loro brand o sui loro prodotti, ma di allargare gli orizzonti e occuparsi dell’intero ecosistema sanitario.

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