La remunerazione aggiuntiva per le farmacie è assimilabile a un ristoro: è quindi da considerarsi fuori dal campo dell’Iva, non concorre neppure alla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap. Lo afferma l’Agenzia delle Entrate, chiamata a pronunciarsi dal presidente dell’Associazione dei titolari di Forlì Cesena Alberto Lattuneddu.

L’Agenzia delle Entrate afferma che la remunerazione aggiuntiva riconosciuta alle farmacie è assimilabile a un “ristoro” e che, oltre che da considerarsi fuori dal campo Iva, non concorre alla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap.

Il parere dell’Agenzia delle Entrate giunge a confermare quanto sostenuto da Federfarma in merito al trattamento fiscale della remunerazione aggiuntiva per le farmacie riconosciuta dal Decreto legge del 22 marzo 2021 n. 41, convertito, con modificazioni, dalla Legge 21 maggio 2021, n. 69 e disciplinata dal Dm 11 agosto 2021.

Federfarma, nella Circolare 203/2022 (disponibile, come di consueto, sul sito della Federazione, nell’area riservata) ricorda di avere sempre ritenuto che la natura della remunerazione, a prescindere dal lessico fiscale utilizzato, fosse assimilabile a un “ristoro”.

Accoglie quindi con soddisfazione la conferma che viene dall’Agenzia, che in risposta alla istanza del dottor Lattuneddu, ha precisato appunto che la remunerazione aggiuntiva, essendo un vero e proprio ristoro, è da considerarsi fuori dal campo dell’Iva e non concorre alla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’Irap.

Aggiunge Federfarma che “tale pronuncia induce ragionevolmente a ritenere che la remunerazione aggiuntiva non incida in alcun modo sulla determinazione del fatturato rilevante ai fini dell’applicazione degli sconti agevolati alle farmacie aventi diritto”.