Il Consiglio di Stato ha chiarito una volta per tutte che c’è incompatibilità tra titolarità di farmacia ed esercizio della professione medica, perché una eventuale commistione tra le due attività rappresenterebbe un conflitto di interesse dannoso per la tutela della salute pubblica. La sentenza dello scorso 14 aprile (n. 5/2022) è stata accolta con soddisfazione da Federfarma, che aveva aperto sul tema un contenzioso nel 2019 (sul nostro sito ne avevamo parlato qui).

Incompatibilità tra titolarità di farmacia ed esercizio della professione medica: lo ribadisce un’importante sentenza del Consiglio di Stato, che risolve a favore di Federfarma un contenzioso giudiziario avviato nel 2019 su un caso sorto ad Ascoli Piceno.

Federfarma ricostruisce la vicenda con la Circolare 214/2022, disponibile sul sito nell’area riservata, insieme con tutta la documentazione relativa: la sentenza del Consiglio di Stato e il commento giuridico dei due avvocati Massimo Luciani e Piermassimo Chirulli, che hanno seguito la causa per conto di Federfarma.

Federfarma aveva avviato il contenzioso quando il Comune di Ascoli Piceno aveva deciso di cedere la titolarità di una sua farmacia a una società di capitali (la “Farmacia San Marco”), interamente partecipata da un’altra società di capitali (la “Casa di Cura Privata Villa San Marco”, titolare di una clinica di Ascoli, nella cui compagine sociale e consiglio d’amministrazione figuravano anche dei medici.

Secondo Federfarma, questa cessione da parte del Comune violava le norme in materia di incompatibilità e già il Tar delle Marche le aveva dato ragione nel 2021. Infatti, secondo il tribunale amministrativo (sentenza 106/2021), “pur in assenza di una norma che vieti ai componenti del consiglio di amministrazione di una società titolare di farmacia di esercitare la professione di medico, una diversa soluzione avrebbe sostanzialmente eluso i princìpi in materia di incompatibilità tra titolarità di farmacia e professione medica, volti a salvaguardare il consumo dei farmaci da ogni possibile conflitto d’interesse”.

La società San Marco aveva contestato le tesi del Tar e aveva impugnato la sentenza. Adesso la pronuncia del Consiglio di Stato, approvata in adunanza plenaria, ha posto fine alla questione, confermando la fondatezza delle argomentazioni di Federfarma su titolarità di farmacia e incompatibilità. Vediamo quindi quali sono i principi sanciti dal Consiglio di Stato.

I principi stabiliti dal Consiglio di Stato

  • L’incompatibilità tra titolarità di farmacia ed “esercizio della professione medica”, va interpretata, a tutela della salute, nel senso di evitare qualsiasi conflitto di interessi derivante dalla commistione tra detta attività e quella di dispensazione dei farmaci.
  • Una società socia di altra società titolare di una farmacia, concorre nella “gestione della farmacia” stessa, qualora, per le caratteristiche quantitative e qualitative di detta partecipazione sociale, siano riscontrabili i presupposti di un controllo societario ai sensi dell’art. 2359 del Codice civile, sul quale poter fondare la presunzione di direzione e coordinamento ai sensi dell’art. 2497 C.c..

A questo punto, alla sentenza seguono l’annullamento degli atti di cessione e la restituzione della farmacia e di quanto pagato. Spetterà poi al Comune valutare l’opportunità di riesercitare il proprio potere di disporre della farmacia.