Ci può essere concorrenza sleale tra farmacisti? Purtroppo sì. Può succedere, perché il farmacista è anche un imprenditore, per il quale la lecita concorrenza tra aziende, ammessa nel libero mercato, ha confini da non oltrepassare, altrimenti diventa sleale. Ne parla il magistrato Alfonso Marra nel numero 6 del mensile Farma Mese, di prossima pubblicazione.

Il farmacista è anche un imprenditore e, in quanto tale, può rendersi autore di comportamenti classificabili come “concorrenza sleale tra farmacisti”.

La legge italiana stabilisce infatti alcune regole e alcuni limiti per disciplinare la concorrenza tra le imprese, che valgono anche per la farmacia in relazione all’aspetto commerciale della sua attività.

Quali sono, nello specifico, queste regole per quanto riguarda la farmacia? Alfonso Marra cita in merito una importante decisione della Corte di Cassazione Civile, la numero 25571 del 2020. “Secondo i supremi giudici -spiega Marra- la concorrenza sleale si può verificare tra i farmacisti nelle seguenti  ipotesi :1) l’abbuono totale o parziale del pagamento di ticket obbligatorio per legge;  2) l’applicazione  di condizioni differenti  di sconto alla clientela, con riferimento ai farmaci non convenzionati; 3) la denigrazione e/o l’appropriazione di pregi di altra farmacia in relazione ad alcuni prodotti, provocando a essa discredito con conseguenti danni economici; 4) l’accaparramento di ricette in violazione dell’articolo 18 del codice deontologico, che ne fa espresso divieto”.

“Tutte queste condotte -continua il magistrato- sono illegittime e come tali, oltre a essere scorrette, possono anche creare gravi pregiudizi economici ai farmacisti delle zone vicine. E ciò in violazione dell’articolo 2598 del Codice civile e dell’articolo 3, comma 2, del Codice deontologico”.

Che cosa fare in caso di concorrenza sleale

In caso di concorrenza sleale tra farmacisti, che cosa può fare il danneggiato?

“Può rivolgersi a un legale -risponde Marra- il quale provvederà a presentare un ricorso al tribunale competente, chiedendo la cessazione dei comportamenti sleali. Nei casi in cui vi sia anche un danno economico può chiedere al tribunale la condanna al suo risarcimento. Ovviamente spetterà al farmacista danneggiato portare le prove, sia del suo ammontare economico, sia del fatto che il danno sia stato effettivamente determinato dagli atti di concorrenza sleale”.

“Infine -conclude il magistrato- va ricordato che, per iniziare il procedimento civile finalizzato a far dichiarare la sussistenza di atti di concorrenza sleale e quindi sanzionare il farmacista autore di essi, non occorre dimostrare la sussistenza del “dolo ” o della “colpa” nel loro compimento. È necessario, al riguardo, solo addurre elementi di prova dai quali risulti che gli atti illeciti posti in essere dal farmacista rientravano fra quelli vietati dalla legge e dalle regole di deontologia professionale”.

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