Su diretta e dpc proseguono le audizioni presso la XII Commissione Affari sociali della Camera. Le più recenti hanno visto come protagonisti alcuni esperti del settore farmaceutico, che hanno analizzato ragioni e caratteristiche delle diverse forme distributive, suggerendo l’opportunità di correttivi rispetto all’attuale situazione.

Su diretta e dpc sentiti dalla Commissione Affari sociali della Camera alcuni esperti del settore farmaceutico: dalle loro audizioni emerge la necessità di interventi correttivi rispetto alla situazione attuale.

Nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di “distribuzione diretta” dei farmaci per il tramite delle strutture sanitarie pubbliche e di “distribuzione per conto” per il tramite delle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario, la XII Commissione Affari sociali della Camera sta ascoltando tutte le parti coinvolte, inclusi, naturalmente, Federfarma e Sunifar (ne abbiamo parlato sul nostro sito qui, qui e qui).

Le più recenti audizioni hanno visto protagonisti alcuni esperti del settore, tra i quali Claudio Jommi, professor of Practice in Health Policy presso Sda Bocconi School of Management, e Fabio Pammolli, direttore scientifico della Fondazione Cerm.

Claudio Jommi: non deve essere il costo il solo criterio guida nelle scelte su diretta e dpc

Jommi ha sottolineato come, dal punto di vista strategico, non si debba guardare ai costi derivanti dalle diverse forme di distribuzione come l’unico dei criteri-guida, ma debba essere preso in considerazione anche l’impatto organizzativo sulle aziende sanitarie. C’è, inoltre, il tema dell’accesso alle terapie da parte dei pazienti e dei costi collegati sostenuti dai pazienti o dai caregiver che li accompagnano per l’acquisizione di un farmaco in distribuzione diretta, che è stato anche un po’ il driver dell’attivazione della distribuzione per conto.

Partendo da queste evidenze, per quanto la distribuzione diretta e anche la “per conto” rappresentino una economia per il Ssn, anche includendo i costi organizzativi, le forme alternative di distribuzione non sono state introdotte per contenere i costi, ma per obiettivi diversi. Quindi, non devono essere usate come forma surrettizia di abbattimento dei prezzi. È importante ritornare alle origini della distribuzione diretta, collegata alla distribuzione del primo ciclo di terapia ovvero a particolari setting assistenziali di farmaci che presentano una criticità nella gestione della continuità terapeutica sotto il profilo diagnostico, di diagnostica differenziale e di frequenza di follow up del paziente.

Fabio Pammolli: è opportuna una ottimizzazione nella assegnazione dei farmaci alle diverse forme distributive 

Pammolli ha evidenziato come, sia sul versante dei cittadini sia tra Stato e aziende, ci siano evidenze che dicono che una ottimizzazione nella assegnazione dei farmaci alle diverse forme distributive è probabilmente opportuna ed è parte di un percorso di miglioramento della qualità del servizio e un punto importante nella ottimizzazione dei servizi sul lato dell’attore pubblico.

Ci sono evidenze che inducono a ritenere che le motivazioni della collocazione dei farmaci in un canale rispetto a un altro non siano frutto di una analisi costi-benefici, ma siano talvolta l’esito di valutazioni economicistiche che non sono accompagnate da adeguati dossier e che non hanno una reale base scientifica.

Interventi correttivi rispetto alla situazione attuale sono importanti, come, per esempio, per le patologie croniche, permettendo al medico di medicina generale di seguire il paziente presso il proprio domicilio e quindi garantendo un intervento capillare grazie alla disponibilità dei farmaci a livello domiciliare o della farmacia, un aspetto -quest’ultimo- particolarmente sentito dai pazienti.

Insieme ai prontuari e protocolli ospedalieri da rivedere, è necessaria anche una revisione dei margini delle farmacie al fine di renderli compatibili con la natura del servizio professionale che erogano. (PB)