Gli Stati membri della Ue dovrebbero riconoscere le ricette di un altro Paese dell’Unione, ma questo ancora non avviene regolarmente. È questo uno dei temi principali della terza relazione della Commissione Ue sul funzionamento delle regole europee sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. pubblicata lo scorso 15 maggio.

Quali sono gli ostacoli che frenano il riconoscimento, negli Stati Ue, delle ricette di un altro Paese? Il Pgeu li ha segnalati alla Commissione Europea.

Le regole europee stabiliscono che le ricette di farmaci e dispositivi medici rilasciate in un altro Stato membro a un determinato paziente possano essere dispensate in un qualsiasi Paese dell’Unione.

Ma come viene riconosciuta la ricetta proveniente da un altro Paese Ue? Le norme europee stabiliscono che ogni ricetta valida su tutto il territorio dell’Unione debba contenere una serie di elementi obbligatori che dovrebbero consentire alle farmacie di verificare l’autenticità delle prescrizioni emesse in altri Stati membri.

All’interno della relazione della Commissione vi è una parte che ha il compito di fare il “tagliando” a queste norme prendendo spunto dall’esperienza di questi anni.  Il Pgeu, l’organizzazione europea di categoria, ha quindi fornito alla Commissione il parere dei farmacisti europei su tale questione, evidenziando i problemi che ancora persistono.

Infatti, nonostante l’emanazione di norme e orientamenti per il riconoscimento delle prescrizioni in Europa, persistono, in molti Paesi, problemi di riconoscimento di tali ricette: quattro intervistati su dieci (38%) hanno riscontrato che i farmacisti di un Paese non riconoscono le prescrizioni emesse in un altro Paese dell’Unione Europea.

Le difficoltà indicate dai farmacisti europei di fronte alle ricette di un altro Paese

Quali sono le ragioni principali? Rifiuto dei farmacisti di accettare le prescrizioni fornite da un medico di un altro Paese dell’Ue; difficoltà del farmacista di verificare se la prescrizione sia stata rilasciata da un medico legalmente autorizzato a farlo in un altro Paese membro; l’impossibilità per il farmacista di comprendere la lingua della prescrizione. In misura minore, incapacità dei farmacisti di comprendere la calligrafia del medico o la mancata previsione di un farmaco sostitutivo di quello prescritto o “altre” situazioni, come la mancanza di un formato standardizzato delle prescrizioni, la variazione delle confezioni e dei dosaggi tra Stati, la presenza di nomi di prodotti diversi e differenti obblighi legislativi relativi a chi può rilasciare le prescrizioni.

Inoltre, molti pazienti non sono consapevoli dei loro diritti e della possibilità di chiedere al proprio medico, al momento di un viaggio, una prescrizione che sia valida in un altro Paese Ue.

Gli ostacoli della lingua e della verifica dell’autenticità

Le questioni identificate dal Pgeu sono le stesse evidenziate dalla Commissione che, nella sua relazione, vede però il bicchiere mezzo pieno: “Sebbene il riconoscimento delle ricette sia notevolmente migliorato, i pazienti continuano a incontrare difficoltà per quanto riguarda il riconoscimento della prescrizione in un altro Paese europeo, principalmente a causa di problemi legati alla verifica dell’autenticità e alla lingua. Ciò indica che la normativa Ue non ha risolto le questioni che continuano a ostacolare il riconoscimento delle ricette tra Stati”.

Che cosa fare per migliorare? Per esempio, aumentare le informazioni fornite ai pazienti, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sui loro diritti in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera. E, ancora, proseguire la cooperazione con gli Stati membri per rafforzare l’interoperabilità dei servizi di e-health, comprese le ricette Dem. A nostro avviso, l’unica vera soluzione al problema. (EP)

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