La XII Commissione Affari sociali della Camera ha approvato in sede legislativa, senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato, il cosiddetto “Sunshine Act”, la proposta di legge recante “Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie”.

Il “Sunshine Act” sulla trasparenza in sanità ha rcevuto il via libera definitivo dalla XII Commissione Affari sociali della Camera.

Il relatore in Commissione Nicola Provenza (M5S) ha ricordato che il provvedimento ha l’obiettivo di promuovere la trasparenza nel mondo della salute, rendendo pubblicamente consultabili le erogazioni, i finanziamenti, i benefit e, più in generale, i vantaggi che le imprese produttrici elargiscono in favore dei soggetti o delle organizzazioni che operano nel settore della salute umana e veterinaria.

In particolare, la proposta di legge, sulla scorta di analoghe disposizioni introdotte in altri Stati (per esempio, gli Stati Uniti, fatto da cui deriva l’appellativo, diffusosi sugli organi di informazione, di Sunshine act italiano), mira a garantire la trasparenza attraverso l’istituzione, sul sito internet istituzionale del Ministero della Salute, del registro pubblico telematico “Sanità trasparente”, che raccoglierà, in distinte sezioni, tutti i dati risultanti dalle comunicazioni che le imprese produttrici dovranno obbligatoriamente inoltrare al Ministero e concernenti le erogazioni o gli accordi che comportano benefici per chi opera nella sanità. Il sistema delle comunicazioni sarà sottoposto a vigilanza e a un regime sanzionatorio.

Secondo il relatore Nicola Provenza, il provvedimento intende rinsaldare il rapporto tra operatori della salute e cittadini.

Il relatore ha ricordato anche che, nell’ambito dell’esame del provvedimento, in prima lettura alla Camera, ha avuto luogo un corposo ciclo di audizioni nel corso del quale sono emersi, oltre a una generale condivisione della finalità del provvedimento, spunti e riflessioni migliorativi, che hanno poi preso forma in proposte emendative costruttive presentate da parte di tutti i gruppi parlamentari.

In particolare, tali modifiche hanno reso possibile il superamento di un diffuso pregiudizio che intravedeva, come sottesa al provvedimento, la volontà politica di “criminalizzare la classe medica” o comunque chi opera nel mondo della salute.

Secondo il relatore, al contrario, il fine proprio della proposta è quello di rinsaldare il rapporto tra operatori della salute e cittadini, ricostituendo quel legame di fiducia che in taluni casi è stato messo a dura prova dal permanere di certe opacità. La mancanza di trasparenza, infatti, costituisce terreno fertile non solo per la corruzione, ma anche per la sfiducia nella scienza, una questione la cui importanza appare chiara a tutti, oggi, dopo gli anni di pandemia. (PB)

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