Un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro della Salute pone in primo piano la questione del numero chiuso a medicina e chiede se sia giunto il momento di abolirlo per contrastare il sempre più preoccupante problema della carenza dei medici.

Il numero chiuso a medicina al centro di una interrogazione parlamentare: di fronte alla crescente carenza di medici, si propone di eliminarlo.

Il deputato della Lega Paolo Tosato ha infatti presentato un’interrogazione ai ministri della Salute e dell’Università e della ricerca scientifica sul tema del cosiddetto numero chiuso per l’accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia.

L’intenzione perseguita dal legislatore nel 1999 di introdurre l’accesso programmato a questi corsi di laurea sarebbe stata quella di limitare il numero di studenti, riducendo gli oneri per la didattica e, almeno in auspicio, determinare un miglioramento della qualità formativa con una preliminare selezione dei discenti. Tuttavia, il numero chiuso  a medicina ha prodotto conseguenze negative per il sistema universitario e per l’intero Paese, spingendo, per un verso, migliaia di studenti a iscriversi ai corsi promossi da università di altri Paesi europei, e, per l’altro, determinando l’insorgenza di un rilevante contenzioso.

La conseguenza più grave e paradossale, generata dagli effetti delle restrizioni di accesso e dall’insufficiente dotazione di risorse per le borse di studio per le specializzazioni dei medici, è emersa in tutta la sua drammaticità durante l’emergenza legata alla pandemia: è impossibile dimenticare, infatti, la ricerca disperata di anestesisti e di pneumologi nei mesi più duri dell’emergenza.

Mancano circa quattromila medici di famiglia e ci sono diecimila posti vacanti negli ospedali. E la situazione sembra destinata a peggiorare.

Secondo dati recenti, negli ospedali si contano più di 10.000 posti vacanti e risulta una carenza di circa 4.000 medici di famiglia, con il rischio che milioni di italiani restino senza il proprio medico di base o si trovino costretti a iscriversi nelle liste di assistiti di medici che ne presentano già un numero massimo. Tali dati sono destinati a peggiorare poiché le uscite dal Servizio sanitario nazionale, tra pensionamenti e licenziamenti, sono valutabili in circa 7.000 unità ogni anno.

A fronte di tale situazione, Tosato chiede se i ministri non ritengano doveroso e urgente revisionare il sistema formativo proponendo anche l’abrogazione delle disposizioni in materia di numero programmato per l’accesso ai corsi universitari di medicina e chirurgia, al fine di coprire il fabbisogno derivante dal pensionamento, nel prossimo decennio, degli specialisti operanti nel Servizio sanitario nazionale, promuovendo, altresì, un coordinamento con le altre parti interessate per l’adozione di misure adeguate all’incremento dell’offerta formativa e al reclutamento delle competenze professionali necessarie per il Ssn. (PB)

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