Quale sarà il futuro della telemedicina dopo la pandemia? Sappiamo che l’emergenza sanitaria ha dato un notevole impulso al suo sviluppo, indicandola come una delle strade pù promettenti per l’evoluzione della sanità. Ma la sua espansione potrebbe rallentare più del previsto con il progressivo ritorno alla normalità. La questione se l’è posta l’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, nella ricerca presentata al recente convegno “Sanità Digitale: ora serve un cambio di marcia!”.

La telemedicina ha ricevuto una forte spinta dalla pandemia, ha raccolto crescenti consensi tra operatori e pazienti e ha alimentato aspettative di progresso del sistema. Ma con il ritorno alla normalità continuerà la sua ascesa? L’analisi dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano.

L’Osservatorio del Politecnico sottolinea che nel 2021 la spesa per la sanità digitale in Italia è cresciuta del 12,5% rispetto al 2020, arrivando a 1,69 miliardi di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria pubblica.

Si tratta di una crescita superiore a quella degli ultimi anni, ma, secondo l’Osservatorio, non ancora sufficiente a imprimere il cambio di marcia necessario a colmare il ritardo accumulato.Per una accelerazione della trasformazione digitale si ripongono molte speranze negli investimenti previsti dal Pnrr, che dedica al settore salute 15,63 miliardi di euro.

“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sta giocando, anche nel settore sanitario, un ruolo rilevante per il rilancio del nostro Paese -commenta in proposito Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale- Il potenziamento della sanità territoriale, anche grazie allo sviluppo di servizi di telemedicina, e la raccolta e valorizzazione dei dati in sanità, in particolare attraverso la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico, rappresentano alcune delle principali sfide per i prossimi anni. Il Pnrr rappresenta un’occasione epocale di rilancio perché assegna al settore della sanità 15,63 miliardi di euro con investimenti sostanziali sulla digitalizzazione. Tuttavia, l’effettiva disponibilità e l’efficace messa a terra di queste risorse è tutt’altro che scontata. Lo sblocco di questi fondi da parte delle istituzioni europee è condizionato allo sviluppo in tempi rapidi di programmi e riforme la cui realizzazione non è semplice, soprattutto a causa della frammentazione della governance del sistema sanitario pubblico”.

Nel 2021 l’utilizzo della telemedicina è calato rispetto ai primi mesi della pandemia.

In questo contesto la telemedicina ha un ruolo importante, ma, come nota l’Osservatorio, se sin dai primi mesi della pandemia l’utilizzo di questo genere di servizi è molto aumentato, facilitando la collaborazione tra i professionisti e garantendo continuità di cura e assistenza ai pazienti, nel 2021 “è calato significativamente, seppure ci si assesti su percentuali di utilizzo più elevate rispetto a quelle pre-pandemia”.

Secondo Cristina Masella, responsabile scientifica dell’Osservatorio Sanità Digitale, “la riduzione nei livelli di utilizzo della telemedicina da parte dei medici va colto come il segnale dell’esigenza di un’innovazione più strutturale, un passaggio a un modello nel quale questa non rappresenti più una soluzione di emergenza, ma un’opportunità per migliorare il sistema di cura. A oggi questo cambiamento di modello deve ancora essere concretizzato: per medici e infermieri le attività di telemedicina spesso costituiscono un’aggiunta in termini di tempo a quelle tradizionali”.

La telemedicina in farmacia

Però, l’interesse per la telemedicina rimane alto. Infatti, più della metà di medici e infermieri e l’80% dei pazienti vorrebbero usare questi servizi anche in futuro. Secondo l’Osservatorio, le farmacie territoriali potrebbero avere un ruolo rilevante di spinta alla diffusione di questi servizi. Significativo, in proposito, quanto emerge da un’indagine rivolta ai titolari/responsabili di farmacia, svolta in collaborazione con Doxapharma: le farmacie, già nella metà dei casi, offrono servizi di telecardiologia e dichiarano interesse anche per l’erogazione di altri servizi di telemedicina, come, per esempio, la teledermatologia (55% delle farmacie).

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