Il Ministero della Salute ha fornito importanti chiarimenti sulla possibilità d esecuzione di test a uso professionale in farmacia, sostanzialmente confermando l’interpretazione di Federfarma secondo cui il farmacista può effettuare test diagnostici a uso professionale, quando i referti non devono essere firmati da un medico di laboratorio o da un altro professionista.

Sui test diagnostici a uso professionale in farmacia il Ministero conferma che non c’è contrasto tra la normativa vigente e la possibilità per il farmacista di effettuarli, quando i referti non devono essere firmati da un medico di laboratorio o da un altro professionista.

Con la sua nota il dicastero precisa infatti che non si ravvisano elementi di contrasto tra la normativa vigente e la possibilità per il farmacista di effettuare in farmacia test diagnostici a uso professionale, quando i relativi referti non devono essere firmati da un medico di laboratorio o da altro professionista, all’interno del laboratorio, specificamente individuato (come, per esempio, il direttore tecnico di laboratorio, che può essere solo ed esclusivamente un medico, un biologo o un chimico)”.

Il parere ministeriale è in sintonia con quanto affermato a suo tempo da Federfarma nella Circolare 294/2023 (disponibile sul sito, nell’area riservata e di cui abbamo parlato qui): “i dispositivi ad uso professionale utilizzabili in farmacia sono i cosiddetti near patient testing (Npt) o point of care test (Poct). Si tratta di dispositivi medici per analisi decentrate definiti all’articolo 2 dell’Ivdr come qualsiasi dispositivo che non sia destinato all’autotest ma è destinato all’esecuzione di test al di fuori di un ambiente di laboratorio, generalmente vicino o al fianco del paziente da parte di un operatore sanitario. Tali test diagnostici a uso professionale, pertanto, sono utilizzabili autonomamente dal farmacista in farmacia quando i relativi referti non devono essere firmati da un medico di laboratorio o da altro professionista, all’interno del laboratorio, specificamente individuato (come per esempio il direttore tecnico di laboratorio, che può essere solo ed esclusivamente un medico, un biologo o un chimico)”.

Per approfondimenti si può consultare anche la recente Circolare Federfarma 465/2023, disponibile, come sempre, nell’area riservata del sito dela Federazione.