La questione della relazione medico-paziente è all’attenzione del Parlamento grazie a una risoluzione di un gruppo di deputati, che hanno affrontato i complessi temi della sicurezza delle cure e degli operatori sanitari, della cosiddetta medicina dfensiva, della tutela dei diritti dei pazienti e della salvaguardia dei medici nei confronti delle cause giudiziarie arbitrarie.

Una risoluzione di un gruppo di deputati, presentata in Commissione Affari sociali della Camera, pone in primo piano molte questioni di attualità: la sicurezza delle cure per gli assistiti e quella degli operatori, le criticità nella relazione medico-paziente, il malessere della classe medica.

I deputati di Fratelli d’Italia Francesco Ciancitto, Carlo Maccari e Imma Vietri hanno infatti presentato una risoluzione presso la XII Commissione Affari sociali della Camera in riferimento al tema della sicurezza delle cure e della persona assistita (di cui il 17 settembre si celebra la Giornata nazionale), al fine di aumentare la consapevolezza e l’informazione di operatori sanitari e pazienti e di diffondere la cultura della sicurezza delle cure quale parte costitutiva del diritto alla salute, in coerenza con gli indirizzi internazionali. La centralità della tematica della sicurezza delle cure nelle strategie di sviluppo di un’assistenza sanitaria e sociosanitaria “moderna” è tra i temi chiave del 2023 anche per l’Oms quale priorità per ogni Stato membro nell’attuazione delle politiche sanitarie.

I deputati di FdI sottolineano come la centralità della persona assistita nella programmazione delle scelte sanitarie e il suo coinvolgimento nel processo di cura sia un elemento imprescindibile in un sistema sanitario orientato al miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure.

Il paradosso della medicina moderna

Tutto ciò, mentre il paradosso di una medicina sempre più tecnologica ed efficace, ma sempre più distante dal paziente, ha determinato incrementi costanti delle situazioni conflittuali e oggi si parla non solo del problema del contenzioso, ma di una vera e propria “questione medica”, che, se dovesse ulteriormente peggiorare, determinerebbe un problema sanitario di vasta portata.

Comprendere i motivi della crisi della relazione medico-paziente, che negli ultimi anni si è deteriorata, non è così facile -proseguono Ciancitto, Maccari e Vietri– ma quello che è certo è che gli esiti di questa crisi sono sfociati nella medicina difensiva, elusiva e astensiva da parte dei medici, con la riduzione dell’interesse degli stessi verso specialità o incarichi (come il pronto soccorso) considerati rischiosi (pronto soccorso), con riduzione del personale sanitario, sottoposto a turni ancora più pesanti e ad aumenti della possibilità di rischio di errore.

Il fenomeno della “medicina difensiva”

La “medicina difensiva” è identificabile in una serie di decisioni attive od omissive, consapevoli o inconsapevoli, e non specificatamente meditate, che non obbediscono al criterio essenziale del bene del paziente, bensì all’intento di evitare accuse per non avere effettuato tutte le indagini e tutte le cure conosciute o, al contrario, per avere effettuato trattamenti gravati da alto rischio di insuccesso o di complicanze. È un segno evidente delle criticità sorte nella relazione medico-paziente.

Tale fenomeno affonda le sue radici primarie nel crescente aumento delle richieste di risarcimento da parte dei pazienti contro i medici e contro le strutture sanitarie: +65 per cento in dieci anni.

L’assenza di serenità dei medici sul lavoro, oggi, è un dato di fatto, causato purtroppo dai turni massacranti cui sono costretti dalla carenza di personale, ma anche dalla paura di essere denunciati dai pazienti per presunti casi di malasanità.

Il ricorso da parte dei medici a comportamenti “protettivi” come la medicina difensiva, e quindi alla richiesta di visite, esami o farmaci superflui da un punto di vista clinico ma utili in caso di contenzioso, risulta in forte crescita: secondo le recenti inchieste, sono circa 300mila le cause per colpa medica e 35mila ogni anno le richieste di risarcimento. La maggior parte riguarda l’attività chirurgica (38,4 per cento), omesse o errate diagnosi (20,7 per cento), errori terapeutici (10,8 per cento), infezioni nosocomiali (6,7 per cento).

L’80% delle cause contro i medici porta ad assoluzione o archiviazione

Nonostante l’80 per cento delle cause intentate finisca in un’assoluzione o archiviazione, la preoccupazione e il malessere della classe medica è costante, perché, comunque, le indagini vengono avviate e i processi continuano ad aver corso lasciando stremati i sanitari, costretti ad affrontare defatiganti difese in punto di fatto e di diritto e a fare ricorso a consulenti tecnici e avvocati specialisti del settore.

Le ripercussioni in termini economici per il Ssn nel suo complesso sono rilevanti. Sebbene il costo della medicina difensiva non sia facilmente quantificabile, secondo stime recenti di Agenas, in Italia esso si aggirerebbe intorno al 10% della spesa sanitaria complessiva, pari a circa 9-10 miliardi di euro l’anno (0,75% del Pil). A ciò va aggiunta l’ulteriore considerazione che tutto questo costa a contribuenti 22,5 miliardi di euro l’anno, ossia il 15% della spesa sanitaria annuale, condizionando gravemente l’attività assistenziale.

La Legge Gelli-Bianco

Il legislatore è intervenuto nel 2017 con la Legge n. 24, conosciuta anche come “Legge Gelli-Bianco”, con l’obiettivo di ridefinire la responsabilità del personale sanitario operando un bilanciamento tra diritti in capo al medico e al paziente, introducendo garanzie e favorendo un cambio di prospettiva, come la prevenzione dei rischi e degli eventi avversi, istituendo un sistema nazionale, regionale e aziendale di monitoraggio e prevenzione del rischio clinico. Tali norme non si sono però dimostrate risolutive.

Le richieste rivolte al Governo

A fronte di ciò, la risoluzione di Fratelli d’Italia impegna il Governo “ad assumere ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta a bilanciare l’esigenza di salvaguardare gli operatori sanitari da iniziative giudiziarie arbitrarie e ingiuste con la necessità di tutelare i diritti dei pazienti che si ritengano danneggiati da episodi di negligenza medica e ad adottare quanto prima i decreti attuativi della cosiddetta Legge Gelli-Bianco, nonché a promuovere l’adozione nei singoli reparti di linee guida in materia di formazione dei professionisti e informazione ai pazienti sull’appropriatezza di esami diagnostici e terapie. (PB)